Lutto
Si voleva separare dal marito, i fratelli contrari la picchiarono
Secondo l’accusa la costrinsero a licenziarsi telefonando davanti a loro per ridurre la sua autonomia
PISA. Testimonia e piange in aula, di fronte alla giudice e al pm, divisa tra la voglia di fuggire dall’oppressione patriarcale della famiglia e il rimpianto per aver messo nei guai con la sua denuncia i tre fratelli. Li denunciò nel 2018, raccontando ai carabinieri delle pressioni violente che subì dai tre che volevano impedirle di lasciare il marito, che non amava più. La costrinsero a chiamare la sua datrice di lavoro per licenziarsi, in modo che non potesse avere autonomia. Poi ritirò la denuncia, ma per certi reati si procede d’ufficio. E così eccola costretta a un’esperienza dolorosa.
È la storia di una ragazza straniera di 24 anni, che finì in una struttura protetta per sei mesi dopo quello che aveva raccontato alle forze dell’ordine. E che adesso, che il processo è iniziato e i suoi fratelli la ascoltano nervosi testimoniare in aula, prova a sminuire di fronte alla giudice Susanna Messina parlando di «momento complicato», perché «ero molto arrabbiata, ma non pensavo fosse una cosa così grande».
Ora che si è ricostruita una vita, andando a vivere lontano, da sola, separata di fatto dal marito, il processo l’ha rimessa davanti a momenti terribili. Che inizialmente rievoca con difficoltà. E riluttanza.
Il pm Massimiliano Contabile le chiede a più riprese di confermare quello che fu messo a verbale durante la sua denuncia. E cioè che nell’agosto del 2018, quando durante il suo giorno libero stava andando nel bar dove lavorava, uno dei suoi fratelli la intercettò, facendola salire sull’auto. I due andarono a casa dell’uomo, dove li raggiunsero gli altri due fratelli.
Lì, sempre dal racconto che fece ai carabinieri al momento della denuncia, loro avrebbero chiuso porte e finestre, cominciando a inveire perché desse loro la password del telefono. Volevano controllare i suoi movimenti, sapere se aveva un amante. E sarebbe stata anche obbligata a chiamare la datrice di lavoro per licenziarsi. Un modo per ridurre la sua autonomia. Uno dei fratelli l’avrebbe anche colpita con uno schiaffo.
Ieri, in aula, ha sminuito un po’, dicendo che non fu obbligata. «Non proprio, ero arrabbiata». Quando però le è stato chiesto di confermare le sue parole del 2018, alla fine, tra le lacrime ha detto di sì.
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