Il Tirreno

Pisa

Elezioni cda, in una mail il retroscena dell’irrituale convocazione del rettore

Massimo Braglia
Elezioni cda, in una mail il retroscena dell’irrituale convocazione del rettore

Università, il caso nasce dall’arrivo ex aequo di due docenti 

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Massimo Braglia

Pisa. Due candidati al consiglio di amministrazione dell’università di Pisa raccolgono lo stesso numero di voti: 197. Può succedere, ed è previsto. Meno prevedibile l’iniziativa assunta dal rettore dell’Ateneo, Paolo Mancarella, che, la stessa sera dello spoglio (giovedì 21 ottobre), ha convocato i due docenti, Sergio Rocchi (Petrologia e petrografia, dipartimento di Scienze della Terra) e Monica Pratesi (Statistica, dipartimento di Economia) e in sostanza, in modo irrituale, li ha di fatto invitati a decidere fra di loro a chi sarebbe toccato il posto nel Cda. Una vicenda destinata a rimanere nelle “segrete” stanze accademiche, se non fosse che uno dei due docenti ex aequo, Sergio Rocchi, ha deciso di scrivere una mail “a caldo” ad alcune decine di colleghi, raccontando l’avvenuto con un titolo ad effetto: “Un episodio di cronaca (nera?)”, mail di cui il Tirreno è venuto a conoscenza anche perché lo stesso insegnante aveva specificato che l’avrebbero potuta girare a chi volessero, di certo non intendendo la stampa ma comunque senza vincolo di segretezza.

Ma andiamo con ordine. Come poi riferito nel comunicato ufficiale dell’Università, pubblicato lunedì 25, cinque i componenti interni eletti nel consiglio di amministrazione dell'Università di Pisa: per il personale docente, sono risultati vincitori i professori Sandro Paci (284 voti), Marco Enrico Luigi Guidi (263), Maria Concetta Morrone (240) e Sergio Rocchi (197), “che ha avuto gli stessi voti di Monica Pratesi prevalendo per la maggiore anzianità di servizio”. Per il personale tecnico-amministrativo è stato eletto il dottor Michele Da Caprile (399 voti).

Torniamo a giovedì 21 quando, verso le 19.30 – così spiega il professor Rocchi – il rettore chiama lui e la professoressa Pratesi per un incontro in sala Mappamondi. Qui, il prof. Mancarella avrebbe spiegato che l’ex aequo sarebbe di difficile soluzione per una ambiguità del regolamento, che avrebbe quindi in sostanza preferito che anziché lui stesso sulla base di formalismi, fossero i due insegnanti a decidere chi sarebbe entrato nel Cda. Rocchi informa nella mail di aver replicato che la proposta di far decidere a loro era irricevibile in quanto irrispettosa della fiducia accordata dai 197 votati (per ciascuno) e che comunque il regolamento generale di ateneo art. 40, comma 2 parla chiaro: “In caso di parità di voti di preferenza tra due o più candidati, risulta eletto colui che ha la maggiore anzianità di servizio presso l’università…”. Il professor Rocchi, ha più servizio in Unipi (dal ’92, Pratesi dal 2002) ed è professore ordinario dal 2015, Pratesi dal 2012. Il rettore ha preferito che i due docenti restassero soli per un po’, ma, aggiunge Rocchi, dopo un quarto d’ora in cui di elezioni non hanno nemmeno parlato, lo hanno richiamato, e Rocchi gli ha ribadito che doveva essere suo compito decidere.

Nella sua mail il professor Rocchi definisce la riunione e la serata “surreali”.

Abbiamo chiesto al rettore di spiegare a Il Tirreno i motivi per i quali aveva convocato quella riunione estemporanea. Ecco la risposta: «La convocazione dei due candidati ex-aequo all’esito del voto è stata da me ritenuta un atto di sensibilità volto a stimolare il confronto tra gli stessi, anche alla luce del rilievo che gli obiettivi delle Nazioni Unite e la stessa Unione Europea, pure nell’ambito dei Pnrr, invitano a garantire la parità di genere. Mi è parso dunque che, visto il dato sostanziale dell’equivalenza di consenso e vista la “sensibilità” del tema di genere, nell’ottica di garantire sempre il più aperto dialogo, potesse valere la pena sondare la volontà degli interessati, prima di rimettersi ai meri provvedimenti formali».

Il professor Rocchi conclude: «Ribadisco, il regolamento è chiaro e infatti poi la mia elezione è stata ratificata. Adesso, mi appresto a questo impegno in pieno spirito di servizio, e con un paio di linee guida che mi piacerebbe poter portare avanti. La prima, arrivare ad una maggiore ricucitura tra chi amministra e chi fa ricerca e didattica: solo una piena sinergia può fare davvero il bene dell’istituzione, adesso ci saranno i fondi del Pnrr e dovremo essere bravi a dare gambe in fretta e bene ai progetti per riuscire a utilizzare i finanziamenti. Credo anche auspicabile un maggior raccordo tra i dipartimenti e gli organi decisionali: un certo scollamento, se così si può definire, è certamente figlio della riforma Gelmini, sta a noi favorire un dialogo costante e costruttivo».

Appuntamento al primo Cda, che sarà intorno al 10 novembre.

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di Redazione web