Finanza
Minaccia e diffama su Facebook ex prefetto
Il condannato per stalking contro l’avvocata Bibolotti di nuovo sotto processo. Il post: «Non metterti di traverso alla Lega»
Pietro Barghigiani
pisa. Lo hanno condannato la scorsa settimana a due anni e sei mesi per stalking, danneggiamento, violazione di domicilio e detenzione abusiva di armi.
Massimo Maccari, 46enne di Buonconvento, in provincia di Siena, è di nuovo sotto processo a Pisa.
Un legame giudiziario con la provincia pisana che viene coltivato da anni dall’imputato prolifico autore di post e commenti sui social che ha una prerogativa ferrea nelle sue incursioni nel codice penale: attacca chiunque a suo dire critichi o non si allinei al verbo leghista.
Se per la condanna di martedì 19 ottobre nel mirino era finito l’avvocata Cristina Bibolotti, oppositrice a livello politico dell’allora sindaca cascinese Susanna Ceccardi, stavolta Maccari deve difendersi dalle accuse di minaccia aggravata e diffamazione ai danni dell’ex prefetto di Pisa, Attilio Visconti.
È sempre Facebook il campo di battaglia di Maccari con post e invettive che animano la sua battaglia contro gli “avversari” più o meno immaginari della Lega.
L’imputato nel marzo 2017 arrivò a scrivere su Fb una serie di considerazioni sul dottor Visconti apostrofandolo come “prefettucolo”. Non solo. Trovando foto personali del primo inquilino di Palazzo Medici le postò su Facebook accompagnandole all’invito, rivolto al prefetto, di non mettersi di traverso alla Lega «altrimenti saprò come reagire» era il senso dell’avviso con un fondo di minaccia, secondo la querela e la citazione diretta a giudizio della Procura.
L’udienza davanti al giudice Grazia Maria Grieco (pm onorario Giovanni Pepe) è stata rinviata al prossimo anno.
In quell’occasione la pubblica accusa inizierà a sentire i testi dell’accusa, a partire dalla parte offesa, il prefetto Visconti preso di mira dal fan leghista che si è autoproclamato pretoriano di ferro a difesa del verbo leghista e di chi lo rappresenta, da Ceccardi al leader nazionale Matteo Salvini.
Un’attività che gli è costata una condanna e almeno tre processi in corso. Il “movente” è sempre il solito, quello che alimenta la battaglia contro chi critica la Lega.
Un fan, quasi ultras, dal quale ufficialmente il partito di Salvini non ha mai preso le distanze stigmatizzandone le azioni che nascono come presunti contributi politici e diventano processi.
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