Il Tirreno

Pisa

Le conseguenze dell’aggressione riportate nell’ammonimento del questore 

A mensa solo scortata dagli amici e in camera sempre chiusa a chiave

I.B.
A mensa solo scortata dagli amici e in camera sempre chiusa a chiave

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pisa. Non va più a mensa da sola. In camera si chiude a chiave. Dopo i messaggi minatori, l’aggressione nel collegio, l’allieva della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa vive “scortata” dai compagni. Così il questore di Pisa emette un ammonimento nei confronti dell’ex fidanzato della ragazza, studente della stessa scuola, alloggiato nello stesso convitto.

La relazione della questura di Pisa ricostruisce la vicenda di atti persecutori subiti dalla studentessa da febbraio a novembre 2020 che hanno portato all’espulsione dell’allievo del Sant’Anna (annullata dal Consiglio di Stato, in via cautelare). Il rapporto fra i due ragazzi si incrina quando la ragazza nella notte fra il 9 e il 10 febbraio 2020. Il 10 febbraio – si legge nella relazione della questura – il ragazzo «la attira nella stanza che occupa al collegio, dove entrambi soggiornano, con il pretesto di un chiarimento, ma dopo un breve litigio le impedisce a più riprese di uscire, scaraventandola di peso sul letto ogni volta la ragazza si avvicina alla porta, liberandola solo dopo che la studentessa inizia a piangere, per il timore di essere scoperto dagli altri studenti». La stessa sera, quando la ex fidanzata, con un’amica va a dormire in un altro edificio, lo studente «inscena un finto suicidio sulle rive dell’Arno, dove interviene la polizia, allertata dalla ragazza».

Da lì in avanti, tutto precipita. Durante il lockdown i ragazzi lasciano il collegio e si sentono via messaggio. Ma quando il 24 maggio la ragazza decide di interrompere ogni contatto, lui le «invia 50 messaggi dal contenuto ingiurioso; poi (memore che la madre della ragazza era morta di cancro) afferma di essere malato di leucemia» e che non sa quanto gli resti da vivere. I messaggi si fanno sempre più ossessivi: un centinaio fra il 30 e il 31 maggio 2020; il 3 giugno, finiti i divieti di spostamento per il Covid, il ragazzo si presenta a casa della ex per scusarsi del suo comportamento «ma dopo 10 giorni – riporta la questura – lo studente torna a ingiuriare e minacciare la vittima con messaggi telefonici, alcuni con la piattaforma Telegram, che ne consente la cancellazione».

La studentessa lo blocca su tutti i social. A settembre, però, si rivedono a Pisa, nella residenza universitaria. Riallacciano i rapporti. Lui – prosegue la questura – arriva «a controllare ripetutamente la presenza della vittima nella sua stanza». Riprendono le ingiurie e le minacce. Fino a quando il 27 novembre lei lo blocca ancora sui social. Il 28 novembre lui la va a cercare nella sua stanza: «Lo studente, fingendo di avviarsi verso l’uscita, approfitta per colpirla al volto, intimandole di tacere. La ragazza, sentendosi in pericolo – si legge ancora negli atti della questura – decide di registrare con il telefono la loro conversazione. Gli chiede ancora di andare via, e all’ennesimo rifiuto, si dirige lei verso la porta. Ma il ragazzo si mette fra lei e la porta, dopo averla chiusa a chiave, le dà un altro schiaffo, ma con violenza ancora maggiore al punto da farla sbattere la tempia allo stipite, fuggendo subito dopo».

Dopo questo episodio, la ragazza chiede di essere spostata a dormire in un altro edificio a disposizione della Scuola Sant’Anna «facendosi accompagnare da altri studenti quando va in mensa e chiudendosi a chiave in camera per timore di essere aggredita», recita l’ammonimento del questore.

Da qui scatta tutto il procedimento di espulsione dal Sant’Anna. Che mira anche a proteggere la ragazza da ulteriori aggressioni da parte dell’ex fidanzato. Niente più occasioni di incrociarsi a scuola, a lezione, nei corridoi, a mensa e, tanto meno, nel collegio. Il Consiglio di Stato non considera questi elementi. Invece lo Stato avrebbe il dovere, in tutte le sue declinazioni, di prevenire e impedire che gli atti di violenza si ripetano. La protezione della vittima, come la prevenzione della violenza, sono obblighi istituti dalla Convenzione di Istanbul, normativa internazionale che l’Italia ha recepito all’interno della propria legislazione. Quando l’Italia non ha assolto questi doveri è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo: la sentenza Talpis del marzo 2017 ce lo ricorda ogni giorno.

I.B.

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