Sicurezza
La rabbia della scuola ai cancelli della prefettura: «Senza spazi leso il diritto allo studio»
Studenti, genitori e personale docente degli istituti Buonarroti, Dini e Carducci denunciano la mancanza di 50 aule
PISA. Un tavolo prefettizio e permanente sulla scuola per risolvere la strutturale mancanza di aule che affligge gli istituti superiori cittadini, in particolare Buonarroti, Dini e Carducci. È la richiesta che arriva dall’Osservatorio Permanente Scuola Pisa, movimento spontaneo di studenti, genitori e personale scolastico che ieri pomeriggio si è dato appuntamento di fronte alla prefettura di Pisa. Perché se di parole in queste settimane se ne sono dette tante, di soluzioni definitive ad oggi non ce ne sono. Continuano infatti a mancare all’appello una cinquantina di aule mentre ci si destreggia tra orari scolastici allungati e il sacrificio di ogni spazio disponibile.
«L’incontro di oggi (ieri per chi legge, ndr) in Prefettura è stato positivo – spiega Pierpaolo Corradini, uno dei rappresentanti dell’Osservatorio –. Il capo gabinetto, la dottoressa Annalisa Oliva, si è detta disponibile a organizzare un tavolo che riunisca Comune, Provincia, provveditorato, dirigenti scolastici e che coinvolga anche i genitori. In più ci è stato comunicato che martedì prossimo il presidente della provincia Massimiliano Angori incontrerà i dirigenti dei tre istituti cittadini maggiormente coinvolti e, a seguire, anche una delegazione dell’Osservatorio. Avremo quindi la possibilità di avere un chiarimento sulle questioni che ci assillano. Per questo sospendiamo il presidio permanente in piazza XX Settembre che avevamo programmato a partire da giovedì. Vedremo se si farà successivamente in base a come andrà l’incontro di martedì e a quando il prefetto convocherà il tavolo».
In ogni caso si va avanti per avere delle risposte su un problema che inevitabilmente ha delle ricadute negative su diversi aspetti della didattica. A partire dal sacrificio di attività pratiche e laboratoriali. «Prima la mia classe era in rotazione alle Officine Garibaldi, ora siamo dentro il laboratorio di disegno – racconta Francesco Piccioni, studente dell’ultimo anno al Buonarroti – che quindi non può essere utilizzato, come molti altri dell’istituto. Da due settimane stiamo poi sperimentando l’orario giornaliero di sei ore su cinque giorni a settimana. È positivo avere uno stacco, però l’uscita alle 13.40 è deleteria. Anche perché spesso si rischia di avere al giorno sei materie tutte diverse. Oltre al livello di attenzione richiesto, si rischia di avere una concentrazione di compiti maggiore».
Una situazione di «estremo disagio» anche dal “lato” genitori. «Negli anni Novanta – spiega Claudio Lazzeri – studiavo al Buonarroti e già a quel tempo c’erano problemi di aule. Nonostante tutto avevamo scelto ugualmente lo stesso istituto per mio figlio proprio perché offriva la possibilità dei laboratori, visto che si tratta di un indirizzo di scienze applicate. Laboratori ora usati come aule. Siamo preoccupati e non riusciamo a capire come sia possibile che chi di competenza si sia mosso così tardi».
Non se la passa meglio il liceo Carducci, dove all’indirizzo musicale «non si possono fare le prove di orchestra con tutti gli strumenti insieme - spiega il genitore Luciano Zuccarini – perché mancano gli spazi adeguati». Tutto uguale anche al Dini. «Non ne possiamo più – afferma Sandra Sciarrotta, docente del liceo –. Anche i ragazzi sono stufi di vivere una condizione precaria. Il problema è vecchio, risale a prima del Covid, ma si continua a dormire a vari livelli. Con il risultato che al Dini si rimane sempre con le solite sette aule che mancano». E andare avanti al “meno peggio possibile” non basta più. «Il disagio causato dalla mancanza di aule è importante – spiega Edoardo Antoni, che frequenta il quinto anno al Buonarroti – ma le richieste degli studenti vanno oltre il minimo indispensabile e coinvolgono il sistema educativo nel suo complesso. Vogliamo una scuola in cui siamo a nostro agio e possiamo esercitare pienamente il nostro diritto allo studio».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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