Il Tirreno

Pisa

Video hard con minori, pensionato di Pisa alla sbarra

Pietro Barghigiani
Video hard con minori, pensionato di Pisa alla sbarra

Giudizio immediato per il 71enne arrestato meno di un mese fa per produzione di materiale pedopornografico

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PISA. Giudizio immediato, senza il passaggio dell’udienza preliminare davanti al gup, per il pensionato pisano arrestato ai domiciliari con l’accusa di produzione di video pedopornografici, violenza sessuale aggravata, adescamento di minore e interferenza nella vita privata. Un processo con tempi istantanei per Vito Ardito, 71 anni, pisano residente a Cascina, arrestato a fine settembre dopo un’indagine della squadra mobile innescata dal materiale trovato durante una perquisizione nell’ottobre 2020 che già era finita con i domiciliari per l’uomo. Il procedimento si era concluso a giugno con una condanna in abbreviato (pende appello) a 2 anni e 4 mesi con il riconoscimento della lieve entità del fatto, un palpeggiamento alle parti intime.

Ora l’altra tegola giudiziaria che arriva dalla Procura di Firenze e dalla della Dda (Direzione distrettuale antimafia) competente per il tipo di reato contestato al 71enne. Difeso dall’avvocato Massimo Parenti, l’imputato ha 15 giorni di tempo per chiedere di essere giudicato con rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena e la possibilità di fare appello.

Lo accusano cinque ragazze all’epoca dei fatti minorenni, dal 2015 al 2020. Ci sono due video sequestrati dalla polizia in cui si vedono due ragazzini di 15-16 anni fare sesso nella camera da letto della casa messa a disposizione dal pensionato. Le scene dell’intimità erano state riprese da una serie di microcamere nascoste. I contenuti non sono stati divulgati, ma sono finiti in un archivio personale scoperto dagli investigatori. In parallelo altre ragazze, dopo la prima che è stata risarcita e non si è costituita parte civile, si sono rivolte alla polizia pisana svelando gesti e approcci ritenuti molesti. Le foto delle minori trovate nella casa del pensionato sono state la base di partenza per sviluppare il secondo filone dell’inchiesta. Il 71enne ricorreva a WhatsApp, Facebook e Instagram per intrattenersi con le ragazzine. E quello che scriveva, secondo la questura, era più che esplicito nelle allusioni sessuali. Le lusinghe diventavano complimenti a volte inopportuni e in due casi le ragazzine a distanza avrebbero compiuto via chat anche atti sessuali mostrandosi al pensionato. In due circostanze gli approcci, da verbali, sono passati al contatto, con palpeggiamenti delle parti intime delle vittime. L’accusa di produzione di materiale pedopornografico, per il sesso tra minorenni filmato nella casa trasformata in set a luci rosse, prevede pene dai sei ai 12 anni.

 

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