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la storia

Matrimonio speciale che unisce l’amore alla salvaguardia della memoria

Massimo Braglia
I due sposi insieme ai genitori di lei, Giuseppe Musolino e Angela Stramacchia
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I due sposi insieme ai genitori di lei, Giuseppe Musolino e Angela Stramacchia

Calci, la scelta di Barbara e Luca (entrambi in Marina alla Spezia): lei perse due zii nella sciagura del Monte Serra nel 1977

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CALCI. Davvero un matrimonio speciale, quello tra Barbara Musolino e Luca Tommasi, celebrato sabato scorso dal sindaco di Calci Massimiliano Ghimenti. Marito e moglie sono della Marina Militare, in servizio alla Spezia, e la scelta di sposarsi proprio a Calci è perché la sposa, Barbara, ha perso due zii, sia materno che paterno, nella tragedia del C130 del 3 marzo 1997. Se si è arruolata è proprio per seguire le loro orme, di Alessio Musolino e Matteo Stramacchia, 19 e 20 anni, tra le 44 vittime del terribile schianto sul Serra. I suoi genitori, Giuseppe Musolino e Angela Stramacchia, si conobbero a una cerimonia di commemorazione, si innamorarono e si sposarono nel 1981. Da quelle nozze sono nate due figlie, Angela è la secondogenita, vive a Santo Stefano Magra e come ulteriore omaggio alla memoria degli zii ha scelto per il giorno più bello il Comune di Calci, un ulteriore omaggio al ricordo di Alessio e Matteo, ma anche testimonianza del legame forte che si è creato fra coloro che sono stati colpiti dal lutto e il territorio calcesano.

Lo ha spiegato sui social anche il sindaco: «Barbara è nata a Taranto, Luca a Lecce, ma per la location delle nozze non hanno avuto dubbi, hanno voluto testimoniare proprio quel “legame indissolubile fra la nostra comunità, i familiari delle vittime e i loro corpi di appartenenza». E Ghimenti ha aggiunto: «Ringrazio Barbara e Luca, che hanno dimostrato ancora una volta come davvero sentano la Valgraziosa casa loro. Auguri agli sposi e un forte abbraccio a tutti i familiari delle vittime e all'Accademia Navale di Livorno e alla 46esima Brigata aerea. Non mi stancherò mai di ripetervi: “Calci sarà sempre casa vostra!”».

Il papà di Barbara, Giuseppe Musolino, è stato a lungo referente del comitato delle vittime; abita a San Giuliano, all’epoca della tragedia era ferroviere a Pisa – come raccontò a Il Tirreno in occasione del ritrovamento di una ruota dell’aereo – e poi conobbe la moglie, che aveva perso il fratello Matteo.

«È sempre una grande emozione andare a Calci, lo sguardo è sempre rivolto al monte, il pensiero va a quella terribile giornata. Però siamo contenti che mia figlia e mio genero abbiano scelto di sposarsi a Calci, è un gesto che testimonia il valore della memoria, ma anche la volontà di voler guardare avanti: il dolore resta e resterà sempre, ma c’è anche la gioia, la vita. Io e mia moglie – aggiunge – abbiamo costruito la nostra famiglia dopo esserci conosciuti qui, il ricordo dei nostri fratelli è sempre vivo, la memoria è fondamentale, ma è fondamentale anche pensare alla vita».

Si chiamava “Vega 10” l’aereo che si schiantò 44 anni fa sul Monte Serra. Era il 3 marzo 1977 e alle 15.05 il velivolo era decollato dall’aeroporto di Pisa per un volo di ambientamento: cinque minuti dopo, per cause ancora sconosciute (si ipotizza un errore del pilota), l’aereo impattò contro le pendici dei Monti Pisani attraversando la fitta nebbia. Uno schianto fatale per tutti i passeggeri. Quarantaquattro persone persero la vita in uno degli incidenti più tragici della storia della Toscana: trentotto allievi dell’Accademia navale di Livorno, un ufficiale e cinque membri dell’equipaggio erano a bordo del C-130H Hercules dell’Aeronautica militare. Nessun “mayday” fu lanciato dalla cabina di pilotaggio. Quel che è certo è che quel giorno la visibilità era scarsa e che l’aereo virò improvvisamente verso sinistra, imboccando una vallata del Monte Serra.

Giuseppe Musolino è stato referente dell’associazione delle vittime, che cura fra l’altro la cerimonia di commemorazione. All’epoca lavorava già come ferroviere. E ricorda come se fosse ieri il giorno della tragedia. Si trovava a Pisa con amici, notò un grande via-vai di mezzi di soccorso e ambulanze verso i monti. «In città ci dissero che forse era caduto un aereo. Cercai di informarmi: presi i gettoni e andai a una cabina telefonica per chiamare in Accademia. Sapevo che quel giorno mio fratello doveva volare. All’edizione del telegiornale delle 17 dettero la notizia. Mi avviai a Livorno e mi trovai davanti al fatto compiuto».

Una tragedia che colpì nel profondo la comunità calcesana. Un legame che si mantiene e si perpetua, per fortuna anche con notizie belle come quelle delle nozze. L’amore vince su tutto.

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