Gioco
Terre di Pisa Food & Wine Festival, espositori soddisfatti: «Un successo»
Tanti visitatori per i prodotti di qualità del territorio. Voglia di ripartenza, difficoltà per i produttori di miele: sempre meno api
Giulia Serni
Pisa. Tanta qualità e materie prime di eccellenza. Prodotti unici ed esclusivi. Sono questi gli ingredienti del successo del “Terre di Pisa Food & Wine Festival”. Una 9ª edizione dove la ricerca attenta dei prodotti è accompagnata dallo sguardo costante delle aziende verso sostenibilità e tutela dell’ambiente.
Rinuncia agli imballaggi di plastica, agricoltura biologica, rispetto per la biodiversità. Gli ottanta espositori presenti non hanno dubbi sulla strada da intraprendere e i tanti visitatori ripagano le loro strategie di mercato. «Un’edizione di successo. C’è tanta gente - così Fabio Elettrico veterano del festival con il suo Liquorificio Il Re dei Re. Tra i suoi prodotti il Bitter più premiato al mondo - «Negli anni gli organizzatori hanno sempre cercato di selezionare aziende di qualità e oggi chi arriva sa di trovare prodotti di un certo tipo. Nonostante la crisi, il trend degli acquisti conferma che chi compra preferisce la qualità al costo, pur spendendo qualcosina in più. È il nono anno che partecipiamo. Il primo all’aperto e la gente c’è – precisa - Primi a realizzare in Italia il gin allo zafferano, abbiamo affrontato la crisi convertendo la produzione dei liquori in quella di disinfettanti. Con la ripresa poi abbiamo incrementato sia il personale che il mercato aprendo anche a nuovi paesi europei. Il nostro “Bitter Amaranto” ha ottenuto nove premi internazionali. E per noi è motivo di orgoglio».
In tanti, approfittando anche della bella giornata di sole, si sono messi in fila, per un assaggio gourmet o per una degustazione di vino. Vince su tutti il biologico. Alcuni, nascono anche da vigneti in disuso: «Due prodotti di punta della nostra azienda – spiega Rosario Franzoni della Fattoria Fibbiano – nascono da vigneti abbandonati che abbiamo riscoperto durante il rinnovamento delle vigne. In questo momento siamo in una fase di conversione bio, e da sempre trattiamo il nostro terreno solo con sostanze organiche e non chimiche. Una produzione quella biologica che è sempre più apprezzata dai clienti e dall'estero, che al momento è il comparto trainante del settore».
Tra vini e liquori, formaggi stagionati e salumi di prima qualità il settore dell’enogastronomia, sembra ripartire. E anche tra gli stand l’aria che si respira è quella di un generale se pur cauto ottimismo. «Negli ultimi quindici giorni stiamo vedendo una vera ripresa – racconta Renzo Signorini dell’Azienda Agricola Val di Lama - I miei clienti sono soprattutto ristoratori e fino a questo momento avevano sempre l’olio dell’anno passato. Adesso che sono ripartiti anche loro, torna a crescere la domanda per la nuova produzione. Abbiamo stretto i denti, mettendo in campo anche risorse personali. Nelle aziende agricole non ci si può fermare, c’è sempre bisogno di manutenzione e di cura delle piante, soprattutto con il tipo di produzione monovarietale che facciamo. Ogni tipo di oliva produce il suo olio. Puntiamo molto sull’unicità dei prodotti e adesso che la macchina si è rimessa in moto i nostri sforzi sembrano essere ripagati».
Tra chi non si è mai potuto fermare c’è anche Antonia Arcenni con il suo allevamento da un milione di lumache. «Non abbiamo mai smesso di prendercene cura – spiega - Il nostro è un prodotto particolare, sia come materia prima che come lavorazione. Facciamo paté, salse, sughi al tartufo e anche tante ricette che prendono spunto della tradizione. Il calo delle richieste per la chiusura di molti ristoranti e gastronomie c’è stato e alcuni di loro non hanno mai riaperto. Ad oggi siamo sul 70% di vendite rispetto al pre-pandemia, ma guardiamo ai prossimi mesi con ottimismo e l’interesse che c’è qui oggi ci fa bene sperare».
Anche il settore del cioccolato va bene: «La crisi c’è stata ma adesso siamo tornati ai ritmi di un tempo – racconta Luigi Argento di Cioccolato Argento – anche per la qualità delle nostre lavorazioni. Segliamo materie prime genuine e del territorio come i pinoli di San Rossore. Non utilizziamo né coloranti, né aromi o additivi artificiali. Uno dei prodotti di punta è il gelato naturale, che facciamo tutte le mattine solo con latte, uova e frutta fresca».
Tra i comparti invece più in difficoltà quelli degli apicoltori, soprattutto a causa del cambiamento climatico. «Più andiamo avanti, più le api autoctone diminuiscono – sottolinea Stefano Ciucci dell’azienda Regina di Noce di Vicopisano – Tra parassiti sempre più diffusi e la primavera che non c’è quasi più la produzione di miele si dimezza, e in alcuni casi scompare. Con la nostra azienda cerchiamo di portare avanti politiche ecosostenibili, che tutelino l’esistenza delle api. Abbiamo abbandonato gli imballaggi di plastica e utilizziamo solo vetro italiano. Proviamo anche a dare un impulso sul territorio. Dopo l’incendio del Monte Pisano abbiamo scelto di continuare con la nostra produzione alla Verruca per incentivare la ripresa e la rinascita della biodiverstià nel territorio». «Rispetto allo scorso anno abbiamo un calo di fatturato di circa 100.000 euro – aggiunge Maurizio Ferri, dell’azienda Valle di Pino – la produzione di miele è sempre più a rischio e riusciamo a stare in piedi perché la nostra è una realtà a conduzione familiare».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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