Il Tirreno

Pisa

la tragedia di calambrone 

Samantha, entrano nel processo i video girati nella baracca

P.B.

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calambrone. I video dei carabinieri girati nella baracca la sera della morte della piccola e tre giorni dopo con la mamma e il medico legale. E anche le trascrizioni delle due telefonate al 118 del patrigno della piccola Samantha il pomeriggio del 27 aprile 2016, la prima con l’indicazione dell’indirizzo sbagliato e la seconda, sincera ma inutile: quando arrivò l’ambulanza la bimba era praticamente morta.

Sono gli elementi che verranno acquisiti nel corso della prossima udienza nel processo in Corte d’Assise (presidente Dani, a latere Zucconi e sei giudici popolari) a carico di Juana Francisca De Olmo, 39 anni, dominicana, domiciliata a Rapallo (Genova), accusata di omicidio volontario aggravato in concorso con Tonino Krstic (ergastolo definitivo) per la morte della figlia Samantha in una baracca nel tempo abbattuta a Calambrone.

Ieri in udienza è stato il luogotenente Fabrizio Maisto, in forza al nucleo investigativo dei carabinieri, a riferire in aula i primi interventi dei militari chiamati dal medico del 118 dopo aver visto una situazione sospetta nel tugurio sul viale del Tirreno.

Il sottufficiale dell’Arma ha raccontato dei telefonini visti sul tavolo e del racconto della donna, fatto il 30 aprile, all’interno del baracca dove indicò una sorta di fusto di d’acciaio usato come stufa per scaldarsi. Dentro il compagno aveva gettato una fibbia, la cintola e le scarpe con cui picchiava Samantha.

«All’esterno della baracca c’era un piccone – ha illustrato Maisto – e la De Olmo ci disse di essere stata minacciata da Krstic: “Se racconti quello che è successo alla bimba ti uccido e vi seppellisco nel bosco”. Ci fece anche ritrovare un bastone che l’uomo teneva dietro la testata del letto».

Il telefonino con cui Tonino chiamò il 118 nel frattempo è stato distrutto. Lo aveva disposto la Corte d’Assise d’Appello dopo la sentenza di condanna all’ergastolo. Sarebbe stato utile poter estrarre numeri e comunicazioni.

Il cellulare era di Krstic, ma la sim di Francisca. Non c’erano altri cellulari nella baracca. È un punto cruciale del processo. Per la difesa, avvocato Elisa Castellacci, la donna non era in grado di chiamare i soccorsi dando l’indirizzo giusto. Diversa la tesi dell’accusa, rappresentata dal pm Giancarlo Dominijanni. La prima telefonata è delle 15,54 e Krstic manda fuori strada i soccorritori dopo aver chiesto se una temperatura di 32.6 gradi può essere ritenuta normale.

Fa anche dire alla bimba al telefono che sta bene all’operatore sospettoso per una domanda del genere. Poi alle 19,27 la telefonata autentica nella richiesta di aiuto, ma tardiva.

Lo stato di soggezione, fisica e psicologica, subìto da Francisca le ha impedito di chiamare in autonomia il 118 e salvare così sua figlia? La risposta può significare una condanna all’ergastolo.

Probabile la testimonianza dell’imputata in occasione della prossima udienza.

P.B.

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