Sicurezza
La pianista Giulia Mazzoni: «Largo alle opportunità del digitale»
E' stata protagonista all’Internet Festival di Pisa ad un evento promosso da Traent
Il personaggio
«Suono uno strumento acustico, ma la mia musica nasce anche e soprattutto con le nuove tecnologie digitali». Parola di Giulia Mazzoni, pianista toscana da tempo al centro di una carriera internazionale che ieri sera a Pisa ha incantato il pubblico dell’Internet Festival, al Casino de’ Nobili, nell’ambito delle iniziative organizzate da Traent, start up e una piattaforma digitale creata per gestire interazioni e consentire alle organizzazioni e alle persone di creare un sistema globale di trasparenza.
Qual è il suo rapporto con la tecnologia?
«Molto stretto. Soprattutto per chi, come me, propone un pop strumentale da uno strumento acustico, il pianoforte. I nuovi brani a cui sto lavorando hanno anche una vena elettronica. Sono nuovi colori che aggiungono e la domanda che mi pongo è “perché dovrei rinunciarci?”. Quindi largo a tutte le opportunità che la tecnologia digitale offre oggi. Opportunità che sarebbe stupido non utilizzare».
Che repertorio ha scelto per la serata?
«Un programma tratto dai miei due album ‘Giocando con i bottoni’ e ‘Room 2401’, grazie ai quali sono arrivata a suonare in tutto il mondo. Ho aggiunto qualche sorpresa, una versione per pianoforte di ‘Get Lucky” dei Daft Punk, una di ‘Truman Sleeps’ di Philip Glass»”.
Ha suonato per la prima volta un pianoforte Bechstein 228, il rapporto tra un musicista e il suo strumento è quasi sempre simbiotico. Come è andata?
«È un nuovo strumento e come molti giovani è po’ ribelle. Però la sua bellezza è proprio questa. Ha caratteristiche precise, soprattutto su alti e bassi. E poi la timbrica, davvero particolare. Ho scelto questo pianoforte anche per l’occasione, per regalare qualcosa di innovativo e di diverso al pubblico dell’Internet Festival».
Da “Giocando con i bottoni” al progetto "Echi minimali", come descrive la sua evoluzione?
«Ogni progetto racconta una fase della mia vita. ‘Giocando con i bottoni’ è legato a quella giovanile. ‘Room 2401’ è stato un capitolo altrettanto importante, ‘Echi minimali’ è il trait d’union che lega i diversi momenti, risente del periodo in cui è stato concepito, il Lockdown: quindi per me un ritorno alla vita, un momento d’emozione vera, come il concerto di ieri sera. Quando suono mi piace viaggiare col mio il pubblico».
Per un artista la presenza sui social è inevitabile, ognuno con il suo stile. Qual è quello di Giulia Mazzoni?
«Cerco di raccontarmi: la mia vita, le mie passioni, quello che vivo ogni giorno e che sento. Tutto questo fa parte anche del processo creativo. Sono molto seguita su Instagram ed è il canale che gestisco in prima persona. È il mio diario».
La sua musica è d’ispirazione classica, in particolare romantica, ma strizza anche l’occhio al pop e non solo, come si conciliano questi diversi mondi?
«Nello spirito, la mia musica vorrebbe essere pop, abbattere barriere. Il pianoforte a volte fa paura, lo si associa a un mondo austero. Preferisco non utilizzare etichette, il pubblico può scegliere quella ritiene più opportuna».
Il lockdown ha bloccato in parte la sua attività artistica, adesso i tempi dovrebbero essere giusti per il nuovo album?
«Ci siamo quasi. Avrà una produzione americana importante. Il pianoforte sarà al centro, ma dialogherà con altre situazioni, in primis l’elettronica. Di più non dico».
Tra le sue collaborazioni eccellenti quella con Michael Nyman, a conferma della sua predilezioni per il minimalismo… Less is more è un precetto che si addice alla sua musica?
«Non rinnego le mie radici. Nyman è un maestro e un amico. La mia musica però è più emozionale che cerebrale, se togliere è funzionale allora sì, ma non è detto, dipende da molti fattori. Vivo la musica molto liberamente. È un po’ come quando scriviamo parole. Scegliamo quelle che ci piacciono senza pensare a che stile rimandano».
Cosa c’è nella playlist di Giulia Mazzoni?
«Kanye West, Nina Simone, Lady Gaga, Caterina Valente, Terence Holler, Billie Eilish… Mi piace spaziare».
Lei fa parte di una nuova scuola italiana di pianisti che conciliano colto ed extra-colto, da Cacciapaglia ad Anzovino, spesso più apprezzata all’estero che tra i confini.
«Le cose stanno cambiando e sono fiduciosa. La tradizione classica non è più così dominante, la musica contemporanea si sta aprendo a sonorità più melodiche. Detto questo, è vero che all’estero io avuto enormi possibilità, c’è una considerazione diversa del pianoforte. E un pubblico giovane pronto ad appassionarsi».R.P.
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