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Aeroporto, protesta contro Giani in Sapienza Ma il presidente non c’è

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PISA. “Potere al Popolo” e una rappresentanza di dipendenti di Toscana Aeroporti Handling legati all’Unione sindacale di base (Usb) manifestano davanti al Palazzo della Sapienza a Pisa, dov’è atteso il presidente della Regione Eugenio Giani per una conferenza su “Toscana 2030, la sfida degli scali aeroportuali”. Ma Giani non si presenta.

«Abbiamo saputo che è dovuto andare a Roma per un impegno improrogabile», dicono nell’atrio dell’edificio storico sede della facoltà di giurisprudenza e della biblioteca universitaria.

Fuori erano già stati srotolati gli striscioni. Quello di “Aeroporto Pisa” firmato Usb e quello di “Potere al Popolo” con un concetto chiaro: «Ripubblicizzare gli scali aerei, no ai diktat di Toscana Aeroporti e Unione europea». Una contestazione mancata al presidente della Regione al quale i partecipanti al presidio avrebbero voluto ricordare che «da mesi è in atto una dura vertenza che riguarda i 450 lavoratori dei servizi a terra negli aeroporti di Pisa e Firenze, oltre ai circa 200 degli appalti, la cui cessione ad aziende private è stata temporaneamente bloccata ma che si ripresenterà certamente in un futuro, non sappiamo quanto lontano, che metterà in serio dubbio la loro continuità lavorativa, nonché il loro salario. Un salario che è già messo a dura prova dagli aumenti delle tariffe e da politiche in materia di lavoro avallate anche dal Partito democratico che Giani rappresenta».

L’accusa di “Potere al Popolo” verso il presidente della Regione è anche quello di aver avallato un cambio di statuto di Toscana Aeroporti: «I rappresentanti della giunta regionale si sono astenuti, nonostante il voto contrario degli altri soci pubblici, sulla modifica dello statuto, fortemente voluta dalla società di controllo Corporacion America per monopolizzare il Cda e arrivare alla completa privatizzazione della società che gestisce gli aeroporti toscani».

Insomma, sarebbe stato un confronto acceso che, per adesso, è rimandato visto che non sembrano esserci i presupposti per rasserenare gli animi dei lavoratori.

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