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Pisa

«La scuola non è un mercato», in piazza la protesta del Buonarroti

Danilo Renzullo
«La scuola non è un mercato», in piazza la protesta del Buonarroti

Per il caso delle tre classi allontanate dalle Officine Garibaldi c’è una denuncia per interruzione di pubblico servizio

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Danilo Renzullo

pisa. «Una situazione che lede il diritto all'istruzione».

Docenti e genitori. Personale scolastico e studenti. Decine e decine di manifestanti e un solo obiettivo: assicurare l'anno scolastico al liceo Buonarroti. Un centinaio di persone, tra professori, studenti e genitori, si sono riuniti ieri in presidio sotto il Comune per denunciare quella che definiscono una situazione non più sopportabile, la mancanza di un numero adeguato di aule, e rivendicare la convocazione di un tavolo tra Provincia (su cui ricade la competenza) e il Comune per cercare una soluzione e lenire le difficoltà che la scuola vive da quasi un mese. Criticità che si sono acuite lo scorso fine settimana, quando le tre classi ospitate alle Officine Garibaldi sono state momentaneamente “espulse” dalla struttura di via Gioberti per fare spazio a una fiera programmata da tempo. Un provvisorio allontanamento a cui la scuola ha risposto con una denuncia per interruzione di pubblico servizio.

«Non abbiamo luoghi fisici dove svolgere l'attività didattica e alcune classi sono costrette a rimanere a casa», denunciano i docenti che, riuniti nel “Comitato 2 ottobre”, hanno promosso l'iniziativa di protesta. «Dopo le difficoltà dettate dall'emergenza sanitaria questo sarebbe dovuto essere l'anno della rinascita, ma agli studenti del Buonarroti non viene data la possibilità di tornare alla normalità – continuano –. Non abbiamo più una biblioteca, né i laboratori, tutto convertito in classi. In questa vicenda ci sono delle gravi inadempienze da parte delle istituzioni competenti, a partire dalla Provincia. Se per le altre scuole sono state trovate soluzioni, seppur precarie, per la nostra non si intravede invece alcuna possibilità di risolvere le problematiche che rendono le attività didattiche estremamente difficoltose, con grosso disagio di insegnanti e del personale Ata, ma soprattutto ledono il diritto allo studio degli studenti. È arrivato il momento di convocare un tavolo tra Comune e Provincia e allargare la partecipazione anche all'Università che potrebbe mettere a disposizione degli spazi. Non è più possibile attendere, occorre fare».

Una protesta che lunedì prossimo, in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, potrebbe sfociare in una manifestazione studentesca. «Siamo privati di un diritto e, dopo un'attesa di oltre un anno, anche della possibilità di quella ripartenza che tutti a parole hanno auspicato, ma nei fatti nessuno ha concretizzato», accusano gli studenti che hanno esposto l'esplicito striscione “La scuola non è un mercato”. Al presidio si è unito anche il movimento Priorità alla scuola, che punta il dito contro la macchina politica e amministrativa locale. «È arrivato il momento che la politica assolva al suo compito primario, lavorare per il benessere collettivo, e la smetta di giocare allo scaricabarile: chi non è in grado di assumersi le proprie responsabilità è necessario che si dimetta immediatamente dai propri incarichi – è l'invito del movimento che riunisce genitori, studenti e docenti –. Non è più accettabile che in questo gioco di “dispetti istituzionali” (il riferimento è a Comune e Provincia, ndr) a pagarne il prezzo sia il diritto all'istruzione degli studenti. È finito il tempo delle dichiarazioni, è ora che si facciano passi concreti, con atti istituzionali. Da una parte Angori (presidente della Provincia, ndr) abdica completamente alla sua funzione politica. Dall'altra Conti (sindaco di Pisa, ndr) e la sua giunta, che hanno ignorato per mesi le richieste della Provincia e i segnali di allarme provenienti dalle continue mobilitazioni cittadine».

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