Il dolore
«Ridammi i soldi o ti brucio auto e casa»
Due sotto processo per tentata estorsione: pretendevano dalla compagna di un complice gli 11mila euro spariti
Pisa. C’è lo spaccio, ma anche la tentata estorsione tra i reati da cui dovranno difendersi Hassine Lahmar, 34 anni, tunisino, e la sua compagna, Valeria Cirimbelli, 39 anni, entrambi vivono a Pisa, rinviati a giudizio dal gup Pietro Murano accogliendo la richiesta della Procura.
Secondo l’accusa pretendevano dalla fidanzata di un loro complice la consegna dei soldi frutto di un’attività di spaccio che dovevano essere custoditi per conto della coppia. Solo che l’uomo che doveva tenere e proteggere il “tesoretto” nel frattempo era sparito e la sua compagna, un commessa pisana, alle richieste del contante, non aveva saputo o voluto fornire spiegazioni. Né tanto meno i soldi pretesi. Di qui le minacce, anche pesanti, concluse anche con l’arresto.
Entrambi sono difesi dall’avvocato Massimo Parenti. L’indagine è stata seguita dai carabinieri della sezione operativa.
Un’inchiesta durata alcune settimane in cui agli spunti iniziali si sono aggiunti altri tasselli utili a completare un contesto sfociato nelle misure cautelati. La storia vede i due arrestati chiamati a difendersi da una serie di comportamenti mirati a recuperare undicimila euro. Un’attività ritenuta violenta e intimidatoria. Loro sostengono di aver affidato i soldi al convivente della donna italiana, che si sarebbe volatilizzato portando con sé i loro risparmi. Fondi che per i carabinieri erano stati accumulati con lo spaccio. Quando Lahmar e Cirimbelli sono andati a casa dei conoscenti per riprendersi il contante, la compagna dell’immigrato ha risposto di non sapere dove fosse il denaro. Una spiegazione ritenuta poco convincente. La reazione era arrivata sotto forma di minacce andate avanti nel tempo di cui erano stati informati i carabinieri. Pedinamenti, passaggi davanti al negozio o a casa del loro bersaglio da parte degli imputati per convincerla a pagare.
Agli atti ci sono le frasi di Lahamr rivolte all’obiettivo dell’estorsione: «Dimmi dove sono i soldi, ridammi i miei undicimila euro, ti faccio perdere il lavoro, chiamo l’azienda e le dico cosa stai facendo».
A carico di Cirimbelli queste frasi: «Ti consiglio di preoccuparti perché bruciarti la macchina o bruciati da casa è un attimo. Mi basta alzare il telefono e ci sono persone che sanno chi sei, cosa stai facendo, dove lavori e cosa mangi. Sanno tutto di te senza esserci».
Prima udienza a novembre davanti al giudice Giulio Cesare Cipolletta.
P.B.
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