Il dolore
Appello al tribunale del riesame per cinque persone indagate
L’avvocato Riccardo Melani difende Giuliano e Gionata Lonzi e Massimo Antonini: chiederà che tornino liberi. Ricorso anche per Martini e Bendinelli
LIVORNO. Hanno fatto appello al tribunale del riesame per chiedere – a seconda della singola misura cautelare adottata dal tribunale – la scarcerazione o di tornare in libertà. Cinque degli indagati dell’inchiesta sull’omicidio di Alfredo Chimenti e sul giro di usura ed estorsione hanno presentato ricorso. Sono i livornesi Giuliano Lonzi (72 anni), la moglie sessantottenne Bruna Martini, il figlio Gionata (50), oltre a Massimo Antonini (64 anni) e Stefano Bendinelli (57), che secondo l’accusa attraverso il suo “Compro oro” riceveva i gioielli ceduti prima da Giuliano Lonzi a chi aveva bisogno di soldi per poi pagarli a un prezzo inferiore rispetto a quello al quale li avrebbe infine restituiti allo stesso presunto usuraio, per una triangolazione che avrebbe consentito a lui un guadagno immediato e a Lonzi rate di rientro dai debiti molto più alte da parte delle vittime.
Antonini e Gionata Lonzi sono gli unici che si trovano in carcere, gli altri sono ai domiciliari. «L’udienza non è stata fissata – spiega l’avvocato Riccardo Melani, che difende i Lonzi e Antonini – e chiederò che i miei assistiti tornino liberi».
In carcere, oltre a loro, con l’accusa di estorsione anche il livornese di 54 anni Andrea Polinti e l’albanese, residente a Cascina, Olsi Beshiri, quarantaduenne. Ai domiciliari Riccardo Del Vivo (72 anni, l’uomo che ha ucciso Chimenti poi diventato collaboratore di giustizia), Valter Giglioli (69 anni e accusato con Giuliano Lonzi e Bruna Martini di associazione per delinquere finalizzata all’usura, dato che sarebbe stato fra i fornitori dei gioielli), Manuela Scroppo (quarantaduenne e compagna di Polinti) e Romualdo Monti, accusato di estorsione.
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