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Quando Giacomo recitava da solo in auto l’atto di dolore

P.B.
Quando Giacomo recitava da solo in auto l’atto di dolore

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calci. L’associazione Gva “Paolo Logli” era la sua seconda famiglia. Una passione totalizzante quella di Giacomo Franceschi per l’antincendio. Disoccupato per lunghi periodi, il 40enne ex volontario era tra i più assidui nelle presenze al servizio del gruppo. Ci teneva a distinguersi per impegno e abnegazione.

Un eccesso di partecipazione che con il senno di poi trova posto anche nel movente del rogo.

In un’intercettazione ambientale captata alcuni mesi dopo l’incendio Franceschi nella sua Toyota Yaris viene ascoltato recitare l’atto di dolore o anche l’Ave Maria.

La pm ha rimarcato in aula che «più volte lo hanno sentito (intercettazioni in auto, ndr) pregare in zona, recitare l’ atto di dolore che è una preghiera che segue la confessione». Una preghiera come invocazione di un perdono. L’altra perplessità investigativa, sottolineata dalla Cassazione nel confermare la misura cautelare ribadita dal Tribunale del Riesame, è la circostanza «che Franceschi avesse avvisato dell’incendio il presidente dell’associazione di volontariato di cui faceva parte alle 22,05 del 24 settembre 2018, cioè dodici minuti prima che fosse dato l’allarme». Non solo. Quando lo arrestarono nel corso della perquisizione gli trovarono in tasca un foglietto ripiegato. Lo aprirono e videro che riportava una sorta di scaletta. Una sequenza di appunti per fissare la versione giusta da ripetere visto che nei precedenti incontri a sommarie informazioni aveva zoppicato un po’ troppo e anche lui se ne era reso conto. Un copione da mandare a memoria per non inciampare di nuovo. E, invece, nell’ultimo incontro che aveva preceduto l’arresto in carcere, Franceschi aveva consegnato in maniera inconsapevole l’ultimo tassello che lo incastra. Nel corso della conversazione, l’ultima senza avvocato, un ufficiale dell’Arma gli aveva chiesto di fargli vedere il cellulare. Dopo aver aperto l’applicazione di Google Maps aveva consultato la cronologia. La sera del 24 intorno alle dieci, in coincidenza con i primi bagliori visibili dalla Gabella, Franceschi era in zona. Durante il fermo, assistito da un legale, aveva fornito una versione colposa dell’evento poi ritrattata lamentando problemi di salute e confusione mentale.

P.B.

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