Toscana
«Favorevole alla terza dose possibile anche una quarta»
pisa. Si va ormai verso la somministrazione della terza dose di vaccino. I dati della pandemia, pur in linea di massima confortanti, non danno certa garanzia che si possa andare verso un domani più sicuro. È un fatto nuovo nel percorso della malattia e i pareri, quindi, non sono, comprensibilmente, sempre uguali. Ci si chiede in caso d’insuccesso della terza dose, infatti, se si renda necessaria una quarta, a dimostrazione che le varianti possano dimostrarsi più forti del virus. Fa il punto della situazione il presidente dell’Ordine provinciale dei medici. Secondo il dottor Giuseppe Figlini la terza dose fornirà risultati percentuali migliori, ma dipenderà dalla disponibilità di vaccini.
Dottor Figlini, è favorevole alla terza somministrazione del vaccino?
«Sì, sono favorevole. Dopo le prime due dosi si sta osservando nell’organismo vaccinato un calo degli anticorpi dopo 9-12 mesi».
La terza dose riuscirà a fare di più? Oppure si deve cominciare a pensare che le varianti siano più forti del vaccino?
«Penso che la terza dose si dimostrerà più efficace delle altre, con percentuali di anticorpi più vicine ai livelli ottimali».
Con la terza dose quale percentuale di pazienti si riuscirà a coinvolgere?
«Esistono due possibilità. Disponendo di un adeguato numero di dosi si potrebbe pensare di vaccinare l’intera popolazione vaccinabile. Ma se questo non fosse praticabile materialmente, occorrerà dare la precedenza alle categorie più fragili, considerando i soggetti ricoverati nelle Rsa, i pazienti oncologici, quelli con malattie degenerative, dall’Alzheimer al Parkinson, gli operatori sanitari e gli anziani in generale, una cifra che potrebbe attestarsi fra i tre e i quattro milioni d’individui. Rimane dunque una scelta organizzativa di vasta portata, in base alle disponibilità dei prodotti».
Esistono certezze sulla durata del terzo vaccino? I sei mesi circa di validità, come ipotizzato, potrebbero essere sufficienti per creare una difesa anticorpale sicura?
«Inutile girare intorno al problema. Non ci sono certezze, perché il comportamento di questo virus rimane sempre poco conosciuto e previsioni a lungo termine non offrono sicurezza».
Ritiene possibile la necessità di una quarta dose?
«La scienza ha fatto, anche in questo specifico settore, dei piccoli passi avanti. Quindi è possibile e pensabile giungere, in un prossimo futuro, a vaccini capaci di fronteggiare anche eventuali varianti. Un po’ come avviene per il vaccino antinfluenzale, dove uno dei tre virus alla base dell’epidemia annuale cambia di volta in volta e impone, per l’anno successivo, un mutamento seppur parziale nella nuova componente vaccinale».
Che aggettivo userebbe per indicare il livello dell’attuale situazione sanitaria del suo territorio?
«Potrei definirla accettabile. Per migliorare è necessario remare tutti nella stessa direzione».
Gian Ugo Berti
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