Sicurezza
Le aule non ci sono per tutti scatta la settimana corta
Tra gli studenti del Buonarroti la gioia per il ritorno in presenza tra i banchi ma anche l’amarezza per soluzioni alternative improvvisate e tardive
Roberta Galli
pisa. Tra gli studenti del liceo Buonarroti c’è tanta voglia di ricominciare in presenza, di tornare alla normalità, dopo i duri mesi segnati dal Covid. E quindi, ieri mattina, il primo giorno di scuola ha rappresentato un po’ per tutti una prima “nuova” campanella, se non fosse per la cronica carenza di spazi che contraddistingue da sempre questo liceo e che questi tempi post Covid hanno riproposto il problema con maggior forza.
Cecilia Odetti, 18 anni, iscritta alla classe quinta, è abbastanza preoccupata. «Abbiamo iniziato bene – racconta –. Quest’anno, però, abbiamo come aula la biblioteca e non lo ritengo molto giusto, a dimostrazione di come gli spazi nella nostra scuola siano un problema molto attuale. Sul fronte didattica io spero di poter finire l’anno in presenza e non dover ricorrere ancora una volta alle lezioni a distanza, ma soprattutto vorrei conoscere in anticipo le decisioni ministeriali sul futuro del prossimo esame di maturità che io e miei compagni andremo a sostenere».
Anche per Caterina Ghelardi, quinto anno, la mancanza di spazi rappresenta un limite grosso per una scuola pubblica come il Buonarroti. «Stamani abbiamo incominciato con la settimana corta – spiega –, di fatto veniamo a scuola cinque giorni su sei, proprio per permettere a tutti lo svolgimento delle lezioni in presenza, quindi ritengo abbastanza ingiusto e poco decoroso che la Provincia non abbia provveduto in tempo a risolvere le nostre richieste e quelle di altre scuole che, come noi, sono in emergenza». Preoccupato pure Giovanni Leccese, anche lui alle prese quest’anno con l’esame di maturità. «È stato veramente un piacere – ha detto Giovanni – ritrovarsi tutti insieme in presenza a scuola, anche se la gestione degli spazi per molti di noi non è tra le più semplici. Alcune classi proprio per ovviare agli inconvenienti di non aver una stanza propria saranno ospitate alle Officine Garibaldi. Ci aspetta quindi un anno un po’ diverso che speriamo comunque di terminare nel migliore dei modi, anche perché noi dobbiamo affrontare la maturità, sperando che il Covid non giochi più brutti scherzi».
E infine Martina Ragusa, anche lei alle prese quest'anno con l'esame finale. «Mi ha fatto veramente molto piacere rivedere i miei compagni e gli insegnanti – ha detto – ma non nego di essere anche preoccupata. Quest'anno, oltre al Covid, dobbiamo affrontare la carenza di aule e poi c'è il programma da finire con la settimana corta. Lo scorso anno con la didattica a distanza non è stato semplice portare a termine il nostro lavoro, nonostante l'impegno di tutti; spero quindi di finire tranquillamente e di chiudere in bellezza il mio percorso scolastico».
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