Il Tirreno

Pisa

il preside salerni 

«La svolta verrebbe con l’edificio privato che cerca la Provincia»

R.G.

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pisa. Prima campanella al liceo scientifico Buonarroti con l’attuazione della cosiddetta “settimana corta”, per ovviare alla mancanza di spazi. Volti sorridenti e tanta voglia di ritrovarsi, ieri mattina alle 8, per la grande ripartenza in presenza. In largo Concetto Marchesi, pronti ad entrare, tantissimi studenti con la mascherina sul volto e i docenti con il Green pass alla mano, ma sul tappeto restano ancora tanti i nodi da sciogliere. Le aule promesse, per ora, non ci sono tutte e al liceo ci si arrangia mettendo in pratica un orario diverso: in sostanza i ragazzi andranno a scuola cinque giorni su sei, il sesto si resta a casa, a rotazione, per fare spazio agli altri.

Alessandro Salerni, il preside del liceo Buonarroti che da mesi ha denunciato la carenza di spazi non adeguati al numero degli iscritti, ha espresso felicità per la ripartenza, ma non certo per il provvedimento intrapreso. «Ma al momento – ha detto il capo d'istituto – è l’unica strada percorribile per permettere ai ragazzi di tornare tutti in classe».

Il Covid, con le sue limitazioni, non permette di fatto la rotazione delle aule, un meccanismo che prima della pandemia aveva consentito al liceo di ovviare a una storica carenza di stanze, e così, ieri mattina, per gli studenti della sede centrale di largo Marchesi è iniziata la settimana breve, mentre per tre classi si sono aperte le porte delle Officine Garibaldi. Il polo culturale di via Gioberti ha ospitato due quarte e una quinta, mentre altri due aule sono state recuperate all'interno del liceo. «Abbiamo dovuto fare a meno di un laboratorio linguistico – ha continuato Salerni – ma vista la situazione c'era ben poco da fare».

Qualcosa si sta muovendo, ma all'appello mancano ancora spazi. «So che la Provincia sta lavorando su più fronti – ha precisato Salerni –, sia sul versante Concetto Marchesi che sulla sede stessa della Provincia e per noi sarebbero due soluzioni ottimali, una vera e propria boccata di ossigeno. Inoltre, spero che vada in porto il progetto, sempre della Provincia, di reperire un edificio privato che possa essere messo a disposizione delle scuole pisane in sofferenza, come la nostra, attraverso un’operazione simile a quella avvenuta lo scorso anno a Pontedera. Il bando scade il 28 settembre, speriamo che l’iter vada a buon fine permettendo a noi di occupare i nuovi spazi tra gennaio e febbraio e consentendoci così di riprendere l'abituale orario scolastico».

Tornando al primo giorno di scuola, la mattina è filata via serenamente. «È andato tutto bene – ha spiegato il preside –. Studenti e docenti sono stati contenti di potersi ritrovare in aula e non dietro a un video. Auguro alla nostra comunità di ripartire in tranquillità e che la didattica a distanza, in dosi massicce, sia solo un ricordo, anche se da stamani dobbiamo di nuovo attivare il percorso digitale integrato, in quanto un ragazzo è a casa in quarantena».R.G.

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di Redazione Pisa