Sicurezza
Dal restauro della facciata a quello dei paramenti lignei
PISA. Alla villa del Gombo stanno terminando gli ultimi lavori. Si va dal restauro dei paramenti lignei e degli infissi, a partire dalle grandi persiane in legno a tutta altezza che caratterizzano le facciate con la loro ampia apertura a libro, alla manutenzione dei pavimenti a parquet, dei grandi cancelli in legno per l’accesso all’area della villa, alla sistemazione del giardino.
Nella palazzina di servizio comunicante tornerà in funzione la cucina, così come gli alloggi del vicino edificio che ospitava il personale dedicato alla sicurezza del Presidente della Repubblica sono recuperati come foresteria.
Si tratta dell’ultima fase degli interventi di recupero che hanno interessato l’ex villa presidenziale che ha visto nei mesi scorsi importanti lavori strutturali per l’adeguamento degli impianti termici, idrici e di climatizzazione, il cablaggio della fibra ottica e il nuovo acquedotto collegati a Cascine Vecchie, il restauro dei tetti, la manutenzione delle travi in acciaio, il restauro delle superfici in muratura, l’installazione di un sistema di linee vita, l’impermeabilizzazione delle coperture salvaguardando l'impianto fotovoltaico esistente. Una spesa di circa 400mila euro. L’edificio vuol tornare così a una piena fruizione, in particolare come location di eventi di alto livello o come meta di visite guidate.
Verso la fine degli anni cinquanta del Novecento la Tenuta di San Rossore venne annessa ai beni del Capo dello Stato. Nell’occasione, il presidente Giovanni Gronchi decretò la realizzazione di una villa presidenziale all’interno del parco. La villa, che avrebbe dovuto rappresentare un simbolo di rinascita per il territorio dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale, sostituiva un preesistente casino di caccia, ridotto ormai alla condizione di rudere.
Il nuovo edificio venne progettato dagli architetti romani Amedeo Luccichenti e Vincenzo Monaco. L’area prescelta, nella zona del Gombo, fu interessata da un più ampio progetto di risanamento ambientale e paesaggistico, che portò all’impianto di 350mila piante e alla realizzazione di un prato artificiale di circa due ettari.
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