Sicurezza
Assunti come bagnini ma poi costretti a servire al bar
pisa. Per la maggior parte sono giovani, spesso titubanti a esporsi o a intraprendere qualche azione nei confronti dei propri datori di lavoro per paura di perdere anche quel poco che viene loro offerto durante la stagione. Magari senza un contratto regolare, in “nero”, oppure con soluzioni part-time che nella realtà si traducono in un monte ore nettamente superiore. Ma c’è anche chi si vede “affibbiare” mansioni diverse da quelle per cui si è stati contrattualizzati. «Nella prima settimana di settembre – racconta Simona Conti della Filcams Cgil di Pisa – alcuni bagnini, con una richiesta di chiarimento, ci hanno domandato se fosse regolare il fatto che hanno dovuto servire anche al bar, svolgendo quindi mansioni per cui non erano stati assunti. La risposta è no». E quella dei lavoratori stagionali è sempre più spesso una dura realtà. Fatta anche di timori. In tanti, fa sapere il sindacato, vogliono chiedere una consulenza ma preferiscono non dire dove lavorano (con relativi problemi a capire l’inquadramento lavorativo). Ora poi, con le conseguenze economiche del Covid, ci sono sempre più remore a fare qualcosa anche nel caso di lavoro in nero. «Prima c’era una tendenza a rivolgersi al sindacato quando mancava la lettera di assunzione – spiega Simona Conti –, ora invece il lavoratore pensa “è già tanto che mi hanno chiamato, se faccio qualche azione c’è il rischio che non mi chiamino più” e così via. La paura della pandemia, a volte usata come scusa dall’azienda, è diventata un deterrente per rivolgersi al sindacato. E allora cerchiamo di intercettare le persone con queste iniziative di informazione, sensibilizzando chi è indeciso. Spesso i giovani vivono i propri diritti come qualcosa in più, con il timore di disturbare l’azienda. È qui che bisogna cambiare».S.V.
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