Il Tirreno

Pisa

Strada all’ex rettore delle leggi razziali: «Il Comune parli...»

Massimo Braglia
Strada all’ex rettore delle leggi razziali: «Il Comune parli...»

Altro appello dei promotori della petizione (22mila adesioni) «Sul caso D’Achiardi anche l’Università faccia la sua parte»

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Massimo Braglia

Pisa. Michele Battini, dell’Università di Pisa, coordinatore del Comitato Scientifico San Rossore 1938 e Davide Guadagni, coordinatore del Comitato Organizzatore San Rossore 1938, ripropongono con forza la questione della strada ancora intitolata a Giovanni D’Achiardi, l’ex rettore che contribuì a mettere in pratica le leggi razziali del 1938. Sottolineano tra l’altro che ventiduemila cittadini hanno aderito alla petizione, ma che da palazzo comunale non sono arrivati riscontri, e inoltre lanciano un appello anche all’Unviersità «perché faccia la sua parte».

Scrivono Battini, docente di Storia contemporanea e Storia della politica, e Guadagni, pubblicitario: «Oggi, 5 settembre: ricordi tristi per la città e le università pisane. Citiamo: “Addì 5 settembre 1938, anno XVI (dell’era fascista, ndr), dato in San Rossore, il Regio Decreto-Legge n. 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista” ufficializza l’espulsione perenne da ogni istituto scolastico e universitario di studenti, docenti e funzionari ebrei. Firmato: Vittorio Emanuele III (sul lato sinistro del testo) e, al destro: Mussolini, Bottai, Di Revel – rispettivamente capo del governo e duce del fascismo, e ministri competenti. (A Pisa, tra l’altro, Bottai aveva contato molto anche nella politica universitaria, assieme a Giovanni Gentile, direttore della Scuola normale, e al precedente rettore Carlini ma, dal 1935, gli equilibri locali erano diversi)».

Ricordano: «Gli espulsi dall’Ateneo di Pisa, in seguito al decreto antiebraico del 1938, furono un numero imprecisato di studenti italiani ebrei, duecentonovanta studenti stranieri ebrei ricacciati verso quell’Europa orientale che sarebbe stato il centro dello sterminio, venti docenti cacciati (e “sostituiti” da colleghi ben felici di farlo) – solo cinque, dopo la fine della II guerra mondiale, sarebbero rientrati. Gli altri rimasero dispersi nel mondo, e tre vennero inghiottiti dalla Shoah. Lo si ripete da anni: la condotta di chi eseguì l’ordine, di chi profittò, di chi tacque dal 1938 al 1945 – insomma di noi tutti, quasi – rimane una macchia nella coscienza storica collettiva. Ottanta anni dopo, tardivamente e senza averne titolo, l’Università di Pisa, a nome di tutte le università italiane, che erano presenti nel settembre 2018, ha chiesto scusa a quelle vittime ottemperando all’imperativo del ricordo».

Aggiungono Battini e Guadagni: «La memoria di quelle vittime rende però intollerabile che una via della città sia ancora oggi intitolata a chi implementò il decreto ed eseguì l’ordine. In primo luogo, il rettore di allora, anno 1938, XVI dell’era fascista. I membri del comitato scientifico e il coordinatore del comitato organizzatore del congresso scientifico internazionale e della manifestazione del ricordo e delle scuse denominati “San Rossore 1938” hanno chiesto la cancellazione di Via Giovanni D’Achiardi. 22.000 (ventiduemila) cittadini italiani hanno aderito alla loro petizione: tra le firme, la Comunità ebraica, l’Anpi, l’Associazione ex deportati, l’Istituto Ferrucci Parri, l’Associazione perseguitati politici italiani antifascisti (fondata da Sandro Pertini e Umberto Terracini). Dal governo comunale non abbiamo avuto risposta. Ora ci ripetiamo e rinnoviamo al sindaco la domanda».

«Ci rivolgiamo anche all’Università, affinché anch’essa faccia la propria parte. Modifichi la scheda biografica del D’Achiardi che ospita nel proprio sito ufficiale, mutuando i dati d’informazione da una voce del Dizionario Biografico che è densa di errori e omissioni, e ne espliciti le responsabilità – anche all’Ateneo, naturalmente, abbiamo inviato la nostra documentazione. Giovanni D’Achiardi, dal 1931, fu assolutamente allineato con l’élite cittadina espressione del regime: Senatore dal 1934, Rettore dell’Ateneo dal 1935, Podestà nel 1936, Direttore della Scuola Normale Superiore per nomina del Ministro nel 1936 e ’37. Nel 1938 eseguì l’ordine, come tanti, come troppi. Non giudichiamo la persona e conosciamo le buche buie della storia. Ognuno di noi avrebbe potuto e potrebbe caderci dentro. Auspichiamo però rispetto per gli oltraggiati e i sommersi», concludono Michele Battini e Davide Guadagni. Giovanni D’Achiardi proprio in veste di rettore, già il 24 settembre 1938 aveva spedito al ministero la lista che determinò le espulsioni.© RIPRODUZIONE RISERVATA

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