Attenzione
«Negli edifici comunali vuoti la soluzione per le aule mancanti»
PISA. La ripresa delle lezioni scolastiche è ormai alle porte. La situazione a Pisa e provincia assomiglia sempre di più alla “cronaca di un’emergenza annunciata”. In diversi istituti infatti mancano ancora all’appello gli spazi necessari per ospitare tutti gli studenti che a breve torneranno sui banchi. Un problema già delineatosi nei mesi scorsi, soprattutto per le superiori, e che ora, a poche settimane dal suono della campanella, si impone in tutta la sua evidenza.
«Come ogni anno ci si riduce sempre all’ultimo. Non si può più chiamare nemmeno emergenza visto che il problema è strutturale», tuonano le diverse realtà politiche, sociali e sindacali di Pisa attive nel mondo scolastico che ieri mattina, affiancate da qualche studente e genitore, si sono date ancora appuntamento, questa volta di fronte al liceo Buonarroti, diventato un po’ il simbolo vistp che qui, fanno sapere i manifestanti, mancano ben 18 aule. Ma non è il solo. Tra i più sofferenti, elencati ieri mattina, ci sono anche il liceo Dini, dove «restano fuori dalle 5 alle 7 classi», il Santoni (8 classi senza spazi), e il Carducci. «Qui bisogna ancora sistemare almeno 7 classi, nonostante il “sacrificio” dell’aula magna», spiega Massimina Gigante della Gilda degli Insegnanti.
E così anche laboratori, biblioteche e perfino le sale docenti (è il caso dell’’stituto Pesenti a Cascina) vengono spesso reimpiegate per far fronte alla carenza di aule. «Ovviamente la colpa non è degli istituti. È una scelta “obbligata”, la priorità va ai ragazzi», sottolinea Carlotta Cini dei Cobas Scuola. «La mancanza di spazio – aggiunge – diventa anche un’assenza di luoghi democratici dove riunirsi». E a farne le spese sono gli studenti, a cui è sottratto «lo svolgimento di attività ordinamentali nei laboratori», sottolinea Orsetta Innocenti del Barone Rampante. Ma non solo. «In questo modo si lede il diritto di scelta della scuola», avverte Fausto Pascali di “Priorità alla scuola”. «I dirigenti sono costretti a rifiutare i ragazzi che vogliono cambiare istituto. Ora una persona in più fa sballare i conti. Non c’è una visione di lungo respiro sull’edilizia scolastica e questo coinvolge tutti gli enti che non hanno sfruttato un patrimonio comune».
A dimostrazione di ciò ieri mattina sono state appese su un filo le foto di tutti quegli edifici inutilizzati che potrebbero, con interventi strutturati, migliorare la situazione. Dall’ex Aoup in piazza delle Gondole all’ex asilo Coccapani all’ex palazzo Telecom in piazza Facchini, solo per fare degli esempi. Ce ne sarebbero anche di pronti all’uso, come lo spazio dell’Sms. Una questione, quella scolastica, da affrontare a tutti i livelli, a partire dagli enti locali.
«La Provincia ha le sue responsabilità, ma anche l’amministrazione comunale potrebbe fare tanto», dice Daniele Ippolito di “Una città in Comune”. «Gran parte dei palazzi inutilizzati che suggeriamo sono del Comune, che sulla questione si sta rivelando assente. Ha avviato un’interlocuzione con l’Università di Pisa, ma perché non si occupa anche delle scuole?». Presenti anche i sindacati Ucic e Flc-Cgil e il Coordinamento nazionale precari scuola.
Sara Venchiarutti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
