Il Tirreno

Pisa

"MA PERCHÉ QUELLO SPOT AI TALEBANI?"

"MA PERCHÉ QUELLO SPOT AI TALEBANI?"

L’opinione di Francesco Maggio, della  Chiesa evangelica nazionale per il dialogo con l’Islam, sul caso Nura Musse Ali

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La signora somala Nura Musse definisce “tappa obbligata” il regime talebano in Afghanistan, pur nel contesto di una riflessione espressa in un’intervista al Tirreno di Pisa: per questo si scatena la bufera sull’avvocata Nura Musse Ali, 35enne originaria della Somalia e pisana di formazione, componente della commissione Pari opportunità della Regione .

La signora Nura Musse Alì, somala (Pd) aspettava forse da qualche tempo per fare il botto in cerca di notorietà? Congratulazioni, non solo ci è riuscita, ma quel che è vergognoso, in questa vicenda, è che ha ottenuto la sua momentanea popolarità a discapito di circa mezzo miliardo di donne oppresse nell’Islam a causa della Sharia, come le donne Afghane.

In quanto donna islamica, la signora Nura Musse Alì, benché goda della libertà di espressione dell’Occidente, grazie a noi e alla nostra democrazia e al rispetto dei diritti umani e della parità dei sessi, riusciva a frequentare le scuole finché oggi può forgiarsi del titolo di magistrata. I Talebani, le avrebbero permesso di andare a scuola? È proprio notizia recente che i Talebani stanno dando la caccia a 250 donne giudici, colleghe della signora Nura, per ammazzarle. Questo lo sa? Invece cosa fa lei in sostegno delle sue 250 colleghe in Afghanistan? Regala uno spot ai talebani ed in questi momenti inopportuni?

Ma la signora Nura sarà almeno memore che in Somalia, ogni giorno ci sono donne somale fustigate pubblicamente, mentre altre lapidate a morte, e, contro queste povere donne, tutto ciò viene reso attuabile grazie alla Sharia?

La Nura ha inneggiato alla Sharia! Con la sua dichiarazione indecente ha impugnato, figurativamente, le pietre della lapidazione, oltre ad approvare le sentenze a morte.

Signora Nura, a questo punto, dopo aver letto di lei, noi italiani non comprendiamo perché non si trasferisce come magistrato in Afghanistan o almeno nel suo paese di origine, in Somalia, visto che ne condivide i principi sciariatici e le lapidazioni contro i "peccatori”?

Pronunciare quelle bestemmie a favore dei Talebani, non pensa che hanno disonorano lei stessa in quanto donna?

Non pensa che, senza esagerare, allegoricamente, lei ha passato le pietre di condanna a morte contro mezzo miliardo di donne musulmane oppresse e contro tutti gli italiani che l’hanno accolta nella democrazia e nella parità di genere? In dimostrazione di questo lei in Italia può fare politica come i suoi colleghi maschi e laurearsi come i suoi colleghi maschi. I Talebani glielo avrebbero permesso? Le auguro di non andare precipitosamente in Afghanistan.



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