Il dolore
Meno marginalità gravi ma le povertà restano
Don Morelli (Caritas): «Nella fase acuta dell’emergenza avevamo anche 126 presenze quotidiane, ora sono 70»
pisa. La distanza che separa la povertà dalla normalità non è così siderale. Ce lo ha insegnato la pandemia. Il cambiamento è stato s repentino, a volte nel giro di qualche settimana. Ci si ritrova, magari dopo una vita di lavoro, senza nulla. O con troppo poco, insufficiente per poter sopravvivere. Così nei mesi più duri dell’emergenza le fila delle nuove povertà sono cresciute, affiancandosi ai bisognosi “cronici”.
E se la discesa è veloce, più lenta è la risalita. Comunque con il progressivo ritorno alla normalità qualcosa negli ultimi mesi è cambiato, come ha notato la Caritas diocesana di Pisa. Ciò non significa che i bisogni sono spariti con un colpo di spugna, anzi. E nemmeno sono diminuiti i numeri o cambiate le tipologie di persone che, da poco o da lunga data, bussano alla porta della Caritas. Semmai si sono trasformate le esigenze. Intanto si parte da un dato: «Il numero di chi usufruisce della nostra mensa è diminuito: nella fase acuta dell’emergenza avevamo anche 126 presenze quotidiane. Ora arriviamo a 70», spiega don Emanuele Morelli, direttore della Caritas diocesana di Pisa. «Bisogna però diversificare: se nei casi di marginalità grave abbiamo registrato una diminuzione, non è così per la fascia delle nuove povertà, i cui numeri restano costanti. Almeno non aumentano più».
Numeri che nascondono una realtà più complessa. «Per i casi di marginalità grave» continua don Morelli, «con le riaperture le persone che vivevano di elemosina ed espedienti sono tornati fare ciò che facevano prima, riuscendo comunque a racimolare qualcosa per sopravvivere. Non erano mai venuti nei servizi mensa prima del Covid, o raramente, e ora non vengono più. Il problema resta lo stesso, lo abbiamo intercettato per il periodo delle restrizioni». Diverso il caso degli impoveriti da Covid. «Ora non chiedono più la sopravvivenza, ma sostegni di altra natura: bollette, affitti, mutui», spiega don Morelli. «Chi è ripartito con il lavoro, anche se non a pieno ritmo, non ha più bisogno dell’aiuto alimentare. Il problema è che cambiano le domande. Il debito accumulato durante il periodo Covid è diventato pesante, ha ancora bisogno di essere sostenuto». A questo si aggiunge un altro servizio già erogato dalla Caritas, ma che si è intensificato: «La politica dei bonus presuppone una serie di competenze (linguistiche, informatiche) che a volte i più poveri non hanno. Per questo», continua don Morelli, «le nostre risposte si stanno trasformando per aiutare le persone ad accedere ai diversi bonus e sussidi statali, colmando il gap tra opportunità e accesso reale. Un servizio dei patronati, che però sono già saturi».
Sara Venchiarutti
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