Gioco
L’Asl intima la vaccinazione al personale sanitario no Vax
Entro sabato saranno spedite 1.730 lettere di sollecito a chi è senza siero Carbocci (Nursind): si privilegi la ricollocazione alla sospensione dal servizio
Pietro Barghigiani
pisa. È l’ultimo richiamo formale prima di passare alla sospensione o al cambio di mansione. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari e in generale chiunque lavori nella sanità pubblica e privata dell’area Toscana Nord Ovest a breve riceveranno una lettera di intimazione firmata dall’Asl in cui l’azienda chiederà conto della mancata vaccinazione. Una sorta di appello ai presunti no-vax a mettersi in regola, secondo quanto disposto dal governo nella campagna per debellare la pandemia.
Entro sabato partiranno 1730 missive spedite a chi non ha voluto il siero anti Covid, né si è messo in lista per l’inoculazione.
L’area di riferimento è quella dei servizi territoriali di Pisa, Lucca, Massa Carrara, Livorno. Nel conto dei “distratti” è incluso anche chi lavora a Cisanello, compresi nomi in vista tra i camici bianchi dell’Azienda ospedaliera.
Lo scopo dell’operazione di sveglia ai ritardatari è quella di “stimolare” l’adesione alla campagna vaccinale. Chi dovesse continuare a ignorare i richiami dell’Asl andrà incontro alle conseguenze previste dal decreto legge 44 del aprile 2021 che ha introdotto l’obbligo per tutti gli operatori sanitari a vaccinarsi ai fini di «mantenere le condizioni di sicurezza nella cura e nell’assistenza» indicando che la vaccinazione costituisce un «requisito essenziale» all’esercizio della professione.
Sono coinvolti nell’obbligo tutti gli operatori che svolgono l'attività nelle strutture sanitarie, nelle Rsa e nelle comunità pubbliche e private, in farmacie e parafarmacie e studi professionali.
Una volta ricevuta la lettera, gli operatori sanitari reticenti al vaccino potranno rispondere, dimostrandolo carte alla mano, di essere stati vaccinati altrove o di essere esenti per particolari patologie. L’alternativa al no al siero prevede due soluzioni. La sospensione dal servizio o lo spostamento dell’operatore ad altro incarico.
Diverse le persone che si sono già mosse sul piano legale per rifiutare il vaccino e contrastare, in sede di Tar, i provvedimenti delle Asl.
Un dissenso marcato che troverà uno sbocco giudiziario.
Daniele Carbocci, segretario territoriale del sindacato delle professioni infermieristiche Nursind, sta monitorando la situazione.
«Come sindacato siamo per il rispetto della legge – afferma Carbocci –. Il governo ha imposto l’obbligatorietà e così deve essere. Di sicuro se non ci fosse stato l’obbligo sarebbe stato meglio. Ma lo capiamo: si tratta di professionisti che, ogni giorno, entrano in contatto con pazienti spesso debilitati. Più fragili e dunque più predisposti a contrarre il virus. C’è però anche un altro tema da non sottovalutare: c’è una grande carenza d’organico, al momento, e pensare di sospendere dal servizio alcune professionalità preoccupa. Contiamo che tutto si risolva senza gravare ulteriormente sul mondo della sanità, già messo a dura prova dalla pandemia. La situazione è molto delicata. Su tutti i fronti». Carbocci auspica che le aziende sanitarie tengano in considerazione anche l’ipotesi, prevista dalla norma, della ricollocazione anziché della sospensione.
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