Addio al professor Salvadorini, studioso dei Paesi africani
Aveva 88 anni, era noto anche per l’impegno con il Partito socialista Il ricordo di Valdo Spini: un livornese che si è fatto apprezzare dai pisani
Mauro Zucchelli
Pisa. «Ci ha lasciati Vittorio Salvadorini, amico, compagno, maestro. Ciao Vittorio!». È Maurizio Vernassa a dare via social l’annuncio della scomparsa del professor Vittorio Antonio Salvadorini, morto a 88 anni. Aveva condiviso con lui non una vita, ma due: da un lato, la comune appartenenza all’area socialista e all’impegno attivo; dall’altro, i lunghi anni nella galassia accademica dell’Università di Pisa, segnatamente alla Facoltà di Scienze politiche (l’uno e l’altro ad occuparsi di vicende lontane, in Africa Salvadorini o in America Latina Vernassa, per guardare meglio a quel che avveniva in casa nostra).
Non è un caso, ad esempio, che appena un anno e mezzo fa l’editore Aracne abbia dato alle stampe un lavoro curato da Salvadorini che puntava i riflettori su aspetti poco noti della Livorno com’era: la “Relazione di quando i cappuccini furono deputati alla cura spirituale del Bagno e delle Galere di Livorno”. L’aveva fatto illustrando un dossier di documenti, pubblicato per la prima volta nel 1706: dalle modalità di insediamento alle pratiche quotidiane con prezzi e orari, per alzare il velo, spiega l’editore presentando il volume, su «un vivido spaccato di vita in un contesto curioso e non troppo presente all’attenzione del pubblico contemporaneo».
«Era un livornese che era riuscito a farsi apprezzare dai pisani», l’affettuosa battuta porta la firma di Valdo Spini, anch’egli docente universitario ed esponente socialista di rilievo, ricordando che Salvadorini era nato nel gennaio 1933 a Collesalvetti e aveva messo poi radici a Pisa tanto nel lavoro in università che nell’impegno nella federazione socialista pisana.
«Apparteneva a quella schiatta di intellettuali che si impegnavano nella militanza in un’era in cui i partiti puntavano ad avere anche una visione del mondo, e ad averla colta», spiega l’ex vicesegretario del Psi anni Ottanta che poi diventerà il leader dell’arcipelago socialista post-Craxi. «Rappresentava una politica bella e una passione autentica», aggiunge ricordando la figura dello studioso scomparso.
«Una gran brava persona, un uomo di spessore: certo, non una comparsa», lo ricorda il professor Massimo Ampola, anche lui docente per lunghi anni a Scienze politiche: facoltà della quale Salvadorini per un soffio non era diventato preside.
Salvadorini aveva retto a Pisa la cattedra di Storia ed istituzioni dei Paesi afro-asiatici e aveva dato vita a una rivista come “Africana” che, nata nell’autunno 1999, a distanza di vent’anni è ancora un punto di riferimento per gli intellettuali che abbiano curiosità e attenzione per quel che si muove sul fronte caldo degli studi extraeuropei.
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