Il Tirreno

Pisa

missione umanitaria 

In partenza per Haiti il gruppo pisano di chirurgia d’urgenza

Patrizia Redi
In partenza per Haiti il gruppo pisano di chirurgia d’urgenza

La Protezione civile sta cercando un aereo cargo per trasportare gli ospedali da campo e le attrezzature

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PISA. In missione verso Haiti: una squadra di medici volontari del Gruppo di chirurgia d'urgenza di Pisa raggiungerà, a bordo di un aereo civile, la sfortunata repubblica caraibica colpita lo scorso sabato da un altro violentissimo terremoto. Previsto per domani o lunedì il giorno del decollo. «Ancora non c'è niente di certo riguardo alla data precisa della partenza – spiega Augusta Nepi, medico specialista in chirurgia generale e d'urgenza, oggi in pensione, e presidente della onlus da circa sette anni –. Ci sono infatti difficoltà di trasporto del materiale, non potremo avvalerci di un mezzo militare perché sono tutti impegnati in Afghanistan, quindi la Protezione civile si è attivata per trovare un cargo utilizzabile per questa operazione. Purtroppo le disgrazie non vengono mai da sole».

Il terremoto di sabato scorso (di magnitudo 7.2) che fa contare, per adesso, oltre duemila morti, più di 12mila feriti e centinaia di dispersi, è stato seguito dalla tempesta tropicale Grace, che ha ulteriormente aggravato la situazione e, come se non bastasse, non si arrestano gli attacchi delle numerose bande armate presenti nel Paese. Non c'è altro tempo da perdere, bisogna agire e portare un aiuto concreto a tutte quelle persone gravemente ferite, violentate e terrorizzate da quanto accaduto e sta ancora accadendo: i nostri eroi della sanità, nonostante la difficile situazione legata al Covid, si sono immediatamente attivati senza pensarci troppo. Sul mezzo dell'aviazione civile saranno caricati un ospedale da campo, un pronto soccorso sotto tenda con due postazioni, una sala operatoria, un ambulatorio mobile di radiologia e ortopedia, uno di pediatria con assistenza ginecologica, una postazione di osservazione breve per i vari accertamenti e una piccola degenza con sei posti letto.

«Saranno trasportati anche i servizi per la cucina – specifica la dottoressa Nepi – e tutto quanto necessario a garantire al personale volontario una propria autonomia. Partiamo infatti dal presupposto che, quando si va ad aiutare, non dobbiamo gravare su chi deve ricevere supporto».

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