Italia
Mancano i permessi scatta il sequestro dell’Orange Beach
Lo cicero (pages): «non è uno scempio ambientale»
tirrenia. È durata poco più di tre mesi l’esperienza dell’Orange Beach, lo stabilimento balneare allestito dalla Pubblica Assistenza, attraverso Ats Pages Pa Cooperativa Unione, all’interno della spiaggia libera numero 2 di Tirrenia. A porre fine all’attività ci hanno pensato le guardie del Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli che sono intervenute, su disposizione dell’autorità giudiziaria, per sequestrare le strutture in legno sistemate sulla spiaggia. Un provvedimento che ha colto di sorpresa la società che gestiva la struttura, in quanto erano state attivate le procedure di sanatoria una volta compreso che il nulla osta del Parco non era stato concesso.
«Una chiusura frutto dell’inaspettato arrivo delle guardie del Parco e non a causa di contagi da Covid come qualcuno aveva messo in giro – spiega Marco Lo Cicero, amministratore delegato dell’Ats Pages-Pubblica Assistenza Cooperativa Unione –. L’Orange Beach è una attività che con tanto impegno avevamo avviato non appena aver ricevuto in consegna l’arenile dal Comune il 12 maggio scorso, pur consapevoli che questa immissione anticipata nel possesso ci obbligava a realizzare immediatamente quanto previsto dal progetto posto a base della gara. Per questa ragione avevamo deciso di realizzare strutture in legno di natura temporanea, rimovibili e poggiate solo sulla spiaggia, idonee comunque a garantire il rispetto di tutti i requisiti di sicurezza, completandole solo dopo comunicazione al Comune e dopo la richiesta di autorizzazione provvisoria all’Ente Parco. Eravamo convinti che non occorresse alcun preventivo rilascio di nulla osta. Convinzione che purtroppo si è rivelata sbagliata; e non appena ne abbiamo avuto notizia ci siamo mossi per ottenere il rilascio di una sanatoria che avrebbe potuto e dovuto risolvere in modo rapido e lineare, ogni problema». Ma le cose hanno preso una direzione diversa. Ancora l’amministratore delegato di Pages: «Con nostro immenso stupore, il provvedimento dell’autorità giudiziaria è intervenuto prima che i tempi burocratici consentissero il rilascio di quanto noi già richiesto, dando quindi seguito all’intervento delle guardie che ha portato all’interruzione di questa esperienza che ci ha visti impegnati notte e giorno. Esperienza che ha segnato un positivo cambio di passo notato e apprezzato dai tantissimi frequentatori di questo arenile e anche dall’amministrazione. Per noi era necessario offrire servizi di qualità, dare sicurezza ai frequentatori, attivare nuovi posti di lavoro dopo la fase della pandemia – sottolinea Lo Cicero –. E per farlo abbiamo realizzato due manufatti in legno poggiati sulla sabbia e rimovibili. Perché di questo, in realtà, si tratta. Per chiarezza nei confronti della comunità, nessun scempio ambientale o abuso è stato commesso, a nostro avviso». Amara la conclusione: «Il sequestro delle strutture ci impedisce di portare a naturale conclusione le attività stagionali affidateci dal Comune. Evidentemente la priorità non era il “fare” come noi pensavamo. Peccato. Soprattutto per i nostri affezionati utenti e per i dieci giovani che non hanno più un lavoro; lavoro stagionale ma interessante e utile per tante persone, anche svantaggiate, che hanno vissuto ore e giorni di piacere all’Orange Beach».
Daniele Benvenuti
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