Il Tirreno

Pisa

Ricoverati da Covid in crescita del 20 per cento in due giorni

Pietro Barghigiani
Ricoverati da Covid in crescita del 20 per cento in due giorni

L’emergenza a Pisa: 37 I pazienti in ospedale e tornano le ambulanze in coda

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PISA. Una crescita del 20 per cento prendendo in esame i dati di sabato e quelli di ieri mattina.

Il fronte ospedaliero della lotta al Covid torna a mostrare numeri poco incoraggianti: sabato i ricoverati erano 31 (24 ordinari e 7 in intensiva), ieri il numero era salito a 37 (30 ordinari e sempre 7 in intensiva). 53 i nuovi positivi di ieri in provincia.

Ambulanze in fila

Un incremento che riguarda nella stragrande maggioranza dei casi persone non vaccinate. E in linea con i posti letto che iniziano a riempirsi di nuovo (prima dell’estate i degenti erano scesi a sei, ndr) tornano le immagini delle ambulanze in fila con pazienti positivi. È successo ieri pomeriggio.

«Dopo la seconda dose di vaccino ho avuti dei problemi di reazione avversa e sono venuto in ospedale – spiega un paziente –. Sono arrivato intorno alle 13 e alle 15 ancora non mi avevano visitato. Prima di me c’erano altre persone, segno di una crescita che deve preoccupare. Anche in ospedale si nota un ritorno alle difficoltà».

Appello ai No Vax

La responsabile di Pneumologia Laura Carrozzi alle campagne sempre più frequenti e invasivi dei No Vax risponde così: «Mi sento di dire che il vaccino è una delle misure più importanti per arginare l’estensione e la gravità della patologia Covid. Infatti, per quanto, grazie alla ricerca scientifica, le nostre armi di trattamento si siano un poco affinate - penso per esempio all’effetto precoce degli anticorpi monoclonali - siamo ancora lontani dall’aver individuato un protocollo di trattamento sicuramente efficace. La scoperta dei vaccini è stata uno dei risultati più importanti della scienza medica in generale; pensiamo a che cosa succederebbe se, insieme alla infezione da Sars Cov2, dovessimo avere a che fare ancora con altre epidemie che sono state controllate grazie alla diffusione di vaccini specifici. Certo, come ogni sostanza introdotta per provocare reazioni nell’organismo umano, non si può escludere al cento per cento l’insorgenza di reazioni avverse anche gravi, ma sono pochissimi casi. Per qualcuno può essere più pericoloso sottoporsi alla vaccinazione; ma va aggiunto che questi casi sono identificati e proprio il fatto che la maggior parte degli altri soggetti sia vaccinata renderà più sicura la salute anche di coloro che non possono farlo».

Convivere con il Covid

Per la dottoressa Carrozzi «l’esperienza del trattamento dei pazienti e seguendo le loro successive sequele ci ha insegnato che la malattia è potenzialmente grave, che il carattere di pandemia la manterrà nel tempo, che la prevenzione vaccinale ne limiterà la gravità ed in parte la diffusione, che dobbiamo essere preparati ad affrontarla e trattarla come patologia forse endemica per un periodo non ancora precisato. Mi preme sottolineare che abbiamo anche molto riflettuto sui nostri limiti e sulla necessità di rivedere alcuni aspetti della nostra pratica clinica anche rispetto alla gestione delle altre, ben più numerose, patologie ……ma questa è un’altra storia».

 

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