Toscana
Si finge poliziotto per entrare alla sagra senza Green pass
La "Sagra degli Schiaffoni" è diventata il teatro di uno scontro tra favorevoli e contrari al pass
SAN GIULIANO. L’onda d’urto del boicottaggio “No Green pass” probabilmente non ha creato seri effetti alle presenze della Sagra degli Schiaffoni. Presenze basse i primi due giorni e poi in salita, decisa, negli ultimi tre. Una dinamica che fa pensare che sul calo dei primi giorni abbia pesato più l’effetto deterrente della novità del dover mostrare il pass che una scelta consapevole di astensione dei cittadini. Intanto però la discussione online continua, con toni estremamente polarizzati.
Gli organizzatori non si aspettavano certo di finire in questo frullatore che con la sagra in sé ha ben poco a vedere. La concomitanza dell’applicazione della misura a livello nazionale con le date iniziali della sagra però ha fatto prendere una piega imprevista ai fatti e la Sagra degli Schiaffoni è diventata il primo ring a livello locale per scontarsi sul tema Green pass.
L’effetto paradossale è che la sagra in sé è stata scavalcata, nella percezione, dal dibattito. In questo senso i commenti dei lettori su Facebook sotto all’articolo del Tirreno che raccontava il boicottaggio “No pass” alla sagra raccontano parecchio.
I toni sono subito accesi e quasi immediatamente alcuni commentatori hanno fatto riferimenti, decisamente fuori luogo, a fascismo, nazismo e misure degli stati totalitari. “Nessuno è obbligato a cadere nel tranello della richiesta di un lasciapassare di nazista memoria”, ammonisce Maria Luisa. Mentre per Pierino gli organizzatori sono “collaborazionisti e ragliano pure”. Collaborazionisti come la Repubblica di Vichy in Francia, che cooperò con l’occupante nazista durante la Seconda guerra mondiale.
Qualcuno, difendendo gli organizzatori, parla di leggi da rispettare. E subito ci si rituffa nel richiamo al ventennio: “anche le leggi razziali erano leggi, andavano rispettate quindi?», provoca ancora Pierino.
C’è chi, come Elisa, che con un eccesso di sicurezza di segno opposto dice: “sapendo che fate entrare persone solo con il Green pass verrò molto più tranquillamente a mangiare». E da una parte e dall’altra, giocando con la pasta che dà il nome alla sagra, c’è chi invita a dare “schiaffoni” a chi si adegua e a chi non si adegua.
Un (non) confronto molto ostile, che vira all’offesa senza passare dallo scambio di argomenti, che non può perdere la misura perché non l’ha mai avuta. Relegando sullo sfondo il fatto che una sagra è un momento di riunione di una comunità attorno alle sue tradizioni e riti, di scoperta del rito collettivo di mangiare insieme. Sicuramente complicato in epoca di pandemia.
I riflessi reali di questa discussione non tardano a farsi sentire. Mercoledì sera ai cancelli della sagra si è presentato un uomo, che si è rifiutato di far vedere il Green pass sostenendo di essere un poliziotto. Senza mai mostrare un tesserino. Per mezz’ora ha avuto una lunga discussione con gli organizzatori, che gli hanno spiegato che per via delle regole non sarebbe potuto entrare. Lui ha preso il telefono, millantando di chiamare i colleghi per fare controllare tutti e tutto. E poi è andato via. Sul posto, ovviamente, non si è visto nessuno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
