La protesta
L’Aoup non vuole pagare il conto da 1,5 milioni di euro
Commerciante morto dopo 16 ore al pronto soccorso
PISA. L’ospedale ritiene di non avere responsabilità nella morte di un commerciante 48enne pisano e impugna la sentenza del Tribunale di Pisa con cui era stato condannato a risarcire i familiari con una cifra intorno al milione e mezzo di euro.
Lo ha deciso l’Aoup una volta notificato il verdetto con il quale il giudice Iolanda Golia nel mettere in fila le contestazioni nella vicenda conclusa con il decesso del paziente assegna un cospicuo risarcimento a moglie e figli.
Passare da un codice verde all’arrivo al pronto soccorso a morire nel giro di un paio di giorni fu un colpo da ko per i familiari che, nel 2013, decisero di fare causa all’ospedale. Il commerciante, affetto da diabete mellito, morì nella terapia intensiva di Cisanello dopo essere stato circa 16 ore in osservazione al pronto soccorso.
«Non è possibile ricoverarlo in reparto per assenza di posti letto» scrissero sulla cartella clinica gli operatori. È uno dei documenti agli atti, con la consulenza disposta dal giudice che è alla base della sentenza di condanna del Tribunale ai danni dell’Azienda ospedaliera. La vedova e i figli si rivolsero al Tribunale per i diritti del malato e nel tempo la causa è stata seguita dall’avvocato Nicola Favati fino al giudizio di primo grado. Entrato come codice verde nel primo pomeriggio del 3 gennaio 2013 e morto alle 2,15 circa del 5 gennaio.
Una parabola chiusa con un dramma che ha stravolto l’esistenza dei familiari, infuriati per il trattamento riservato al paziente che a causa della patologia diabetica percepiva una pensione di invalidità civile.
Un trauma che è finito nel duello giudiziario tra ospedale e famiglia con il primo responso che dà ragione a vedova e orfani. L’uomo per tutto il tempo in cui era rimasto al pronto soccorso non aveva ricevuto le attenzioni necessarie. L’infiammazione dovuta alle infiltrazioni aveva innescato un conto alla rovescia deflagrato con la morte del paziente. E dal suo arrivo nessuno aveva capito quanto potenzialmente fosse grave la situazione.
Se ne resero conto al momento di trasferirlo in rianimazione. Un passaggio inutile, il quadro clinico era troppo compromesso. Quello che era successo prima e che non era stato fatto ora diventa una sentenza di condanna. Il sistema di accoglienza e visite di quel periodo va contestualizzato. Ai primi di gennaio era ancora in vigore l’ordine della direzione aziendale di ridurre i posti (almeno 250 in meno) per le festività natalizie in modo da consentire al personale di fare le ferie. E che ci fosse l’impossibilità di trovare un letto in reparto lo mettono nero su bianco proprio i medici del pronto soccorso. «Sarebbe meglio ricoverarlo sotto l’occhio degli specialisti della sua malattia, ma senza spazi disponibili siamo costretti a tenerlo qui» era il senso della frase che compare nella cartella clinica. Il protagonista di quella frase era un paziente che stava morendo. Il duello si sposta ora a Firenze.
P.B.
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