Attenzione
Green pass, ristoratori e baristi si adeguano: "D’estate non è un gran problema"
Pisa, nel primo giorno dell’obbligo del certificato verde per il servizio al tavolo all’interno dei locali però ci sono ancora perplessità
PISA. Nel giorno dell’entrata in vigore del Green pass, ristoratori e baristi di Pisa non sembrano tanto fermarsi all’opportunità o meno della certificazione, quanto alla sua messa in pratica. Va bene, insomma, chiedere il pass ai clienti, ma come, e fin dove è possibile spingersi? E ancora, se un cliente fa resistenza, fin dove è lecito arrivare per il necessario controllo?
Ricordiamo che il Green pass (concesso a chi ha almeno una dose di vaccino, è guarito dal Covid o ha un tampone negativo valido per 48 ore) è obbligatorio da oggi per il servizio al tavolo all’interno del locale.
«Adesso il Green pass è un problema relativo – afferma Luca Battaglia della Griglieria le Vettovaglie – In estate i tavoli sono tutti fuori. La faccenda cambierà in inverno, anche se la nostra clientela è abituata a mangiare all’aperto anche nei periodi più freddi. Più che altro non sono chiare le disposizioni. Se il pass è un male o un bene? Io dico un male che penalizzerà di sicuro i locali, ma ovviamente ci adegueremo. Già da oggi lavoriamo un po’ meno perché la gente è spaventata e si fa venire i dubbi. All’interno ho solo 15 posti a sedere, ma per ora serviamo esclusivamente all’esterno».
«Da sempre lavoriamo con i tavoli fuori e continueremo a farlo – le parole di Luca Pacini del Nuovo Bazeel – In estate, comunque, la questione Green pass è relativa. I problemi arriveranno dopo. È chiaro, in ogni caso, che dentro al locale si mangia solo con la certificazione. Se ci adeguiamo? Certo, ma con discrezione. Mi spiego: chiediamo il Green pass, ma poi non abbiamo gli strumenti per controllare a fondo la faccenda. Insomma, lo chiediamo ma senza approfondire, anche perché da un punto di vista legale, non so quanto margine ci sia. Per capirsi, se viene uno un po’ rognoso, potrebbero esserci difficoltà».
«Detto questo – va avanti Pacini – Abbiamo il 95 per cento dei tavoli all’esterno. A settembre e ottobre si vedrà. Magari il Green pass diventerà uno strumento ufficiale e ci verrà detto, per filo e per segno, cosa fare e come verificare. Ora come ora non è per nulla chiaro».
Anche fra i potenziali clienti vengono fuori opinioni sulla questione. «Io ce l’ho il green pass, ma non mi sembra giusta per niente questa cosa – sostiene una ragazza – Mi sembra una discriminazione bella e buona e poi chi potrà controllare davvero se si tratta di una certificazione vera o di una versione tarocca? E, per finire, credo sia una soluzione che pesa solo sui ristoratori e i baristi, che ne pagheranno le conseguenze».
«E poi c’è un’altra cosa – interviene un signore – Io devo esibire il Green pass, ma perché i ristoratori e i baristi non sono tenuti a fare altrettanto?»
«Come va? Ora bene, tanto siamo in estate e si mangia all’aperto – il commento di Alessandro Maresca del winebar ristorante Antico Caffè Toti – Più avanti si vedrà. Per noi è senza dubbio un problema in più. I controlli chiaramente li faremo, con quelli che siamo, ma sarà difficile. Non abbiamo mica l’autorità né la competenza per un controllo approfondito. Ho fatto il militare, ma ora faccio tutt’altro, e non è mestiere mio fare il poliziotto».
«Ormai stiamo a quello che ci danno – spiega Salvatore Semione del ristorante Capodimonte – L’umore è questo. Certamente il Green pass per noi ristoratori è un problema in più, e ci aspettiamo un ulteriore calo in inverno. Non voglio, però, vedere tutto nero, e allora sa che dico? Che ben venga il Green pass se servirà per non chiudere a settembre e ottobre».
«Sì, per il momento la gente mangia fuori e il disagio è minimo – dice Salvatore Langella del ristorante Le Scuderie. Ma, senza dover aspettare il freddo, basta che piova. Ecco, in quel caso che facciamo? Figuriamoci poi se viene a piovere in mezzo al pranzo o alla cena. A metà servizio devo chiedere la certificazione? Ovviamente non possiamo pensare di assumere personale solo per chiedere il Green pass. Lo chiederemo noi, e abbiamo scaricato anche un’app ad hoc per verificare l’autenticità della certificazione. Però restano tanti interrogativi, e avremo di sicuro un calo dei clienti. Perché le persone stanno a casa oppure, chi non ha fatto il vaccino, non avrà voglia di fare il tampone. Non dico che il Green pass sia sbagliato, intendiamoci, ma tutto il peso non può essere scaricato su di noi».
«Ci adeguiamo, ma ancora non s’è capito bene cosa possiamo fare e cosa no – parla Lorenzo Dettori del Leonardo Café e ristoro – Anzi, fin quando non sono chiari, nemmeno lo chiedo il pass . Se qualcuno me lo fa vedere, bene, altrimenti aspetto».
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