La manifestazione
«Dubbi e norme non chiare Sì all’autocertificazione»
Confesercenti e Confcommercio chiedono di cambiare la disposizione: pare uno strumento che rischia di aumentare gli obblighi delle attività turistiche
pisa. Associazioni di categoria sul piede di guerra sulla questione Green pass.
«Sicuramente l’introduzione del Green pass per la ristorazione al chiuso comporta una serie di adempimenti aggiuntivi che complicano il lavoro degli imprenditori. Senza considerare una serie di dubbi interpretativi che continuano a creare non poca confusione». Questo il commento di Confesercenti Toscana Nord, con il suo responsabile area pisana Simone Romoli. «Da una parte abbiamo avuto le rassicurazioni sul fatto che il Green pass non serve per servizi di ristorazione annessi alle strutture ricettive. Ciò perché per l’accesso a queste ultime non è richiesto il certificato verde. Una precisazione importante per le tante strutture che in queste settimane hanno praticamente il tutto esaurito».
«Per controllare il Green pass lo strumento da utilizzare è l’applicazione gratuita (VerificaC19) in grado di leggere il codice Qr Code sia del certificato web che di quello cartaceo – va avanti Romoli – I tempi sono immediati e l’imprenditore è tranquillo anche sull’autenticità del certificato. Altra questione sulla quale stiamo vigilando, è quella delle fiere. Attendiamo un chiarimento del governo su cosa intende per fiere. Secondo noi il Green pass serve per quelle al chiuso e non per gli eventi mercatali nelle piazze, visto che per i mercati tradizionali non c’è alcun obbligo. Il rischio di questa incertezza è che i Comuni scelgano la strada più semplice, quella cioè di annullare gli eventi con pesantissime conseguenze per i fieristi che da oltre un anno e mezzo in pratica non stanno lavorando».
«I pubblici esercizi faranno come sempre il loro dovere, pur tra mille difficoltà organizzative, ma la responsabilità dell’uso improprio del Green pass non può ricadere sulle imprese della ristorazione – commenta il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa, Federico Pieragnoli che chiede la modifica del provvedimento che coinvolgerà in provincia di Pisa oltre 1.800 attività di ristorazione e più di mille bar – Adesso si sta esagerando. Gli imprenditori e meno che mai i loro dipendenti non sono pubblici ufficiali, e dover controllare anche i documenti di identità dei clienti è una ulteriore forzatura inaccettabile. Avevamo chiesto che l’introduzione dell’uso del certificato verde fosse estesa a tutti e non solo alle solite categorie, ma purtroppo non siamo stati ascoltati. Adesso si chiede a bar, ristoranti e affini di assumere addirittura il ruolo di pubblico ufficiale».
«È evidente che si tratta di una distorsione assoluta – va avanti Pieragnoli – Dall'inizio della pandemia la procedura dell’autocertificazione è stata alla base di tutte le norme varate, non si capisce perché adesso questa procedura non vada più bene. In piena stagione turistica, queste nuove norme introducono ulteriori ostacoli e penalizzazioni economiche. In linea di principio saremmo anche favorevoli al Green pass, ma considerando che il numero delle vaccinazioni è ancora relativamente basso, avremmo introdotto l’obbligo più in avanti nel tempo. Anche perché per le imprese del comparto turistico agosto è il mese più importante dell’anno e, considerando che c'è una parte significativa di persone non ancora vaccinate, si continueranno a perdere soldi e incassi. Confcommercio continuerà la propria battaglia per modificare queste anomalie che vanno a colpire le sole imprese del turismo, le uniche vessate da 17 mesi a questa parte».
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