Finanza
Ritrovata in un capannone
Questo articolo è uscito sul Tirreno il 6 maggio 2019. L’autore Fabio Vasarelli, esperto di storia pisana, ieri è stato invitato dal Comune a tenere uno degli interventi di presentazione sul ritorno della locomotiva. Vasarelli, oltre due anni fa, lanciava una proposta. Forse un sogno. Ora è realtà.
L’ultima locomotiva della linea rimasta viva è stata localizzata nei dintorni di Padova e potrebbe essere riportata “a casa”. Idea ambiziosa e che potrebbe impegnare energie, istituzioni e sponsor importanti. Ma perché non proporlo? Una volta sparita la trazione ferroviaria a vapore, le vecchie locomotive, sia marcianti che statiche, sono diventate un polo di attrazione turistica per grandi e piccini. A Pistoia, unico centro delle Ferrovie dello Stato dove si restaurano e si mettono in movimento antiche macchine a vapore, ogni mese si organizzano visite e un treno storico.
La locomotiva in oggetto è una rarità, poiché rappresenta una delle pochissime macchine non delle Ferrovie dello Stato ad essersi conservata bene. E per quanto ci riguarda non è una locomotiva qualunque: oltre ad essere la “sorella” della mitica n. 6 Camilla Del Lante, ha trasportato almeno tre generazioni di pisani verso il mare, verso il monte, agli stabilimenti della Piaggio e portato gente della provincia per la prima volta in città. Una memoria da non disperdere, vista anche la disponibilità del proprietario di metterla a disposizione.
Ripercorriamone brevemente le vicende. Fu costruita in Germania nel 1883 dalla ditta Henschel & Sohn, per le nascenti tranvie a vapore della provincia di Pisa. Le prime sei locomotive, tutte uguali, per tradizione dell’epoca vennero tutte etichettate con nomi importanti (locali e non): Vittorio Emanuele (n. 1), Galileo Galilei (n. 2) e Dante Alighieri (n. 3), Leonardo Fibonacci (n. 4), Alfredo Cappellini (n. 5) e Camilla Del Lante (n. 6). Questa prima dotazione di locomotive, di tipo ferroviario, era semplice, a due assi, con una potenza di centoquarantacinque cavalli e un peso a vuoto di circa quindici tonnellate. Potevano funzionare sulle ferrovie e sulle tranvie a scartamento normale, ma la potenza era limitata al servizio tranviario.
Il trammino a Pisa entrò in servizio nel 1884 verso Pontedera; nel 1887 fu inaugurata la diramazione Navacchio-Calci-Uliveto, che permetteva un collegamento verso mulini e cave di pietra. Infine, nel 1892 la tranvia fu prolungata fino a Boccadarno, attraverso un imponente viadotto metallico che sovrastava il quartiere di Porta a Mare. La nostra locomotiva prestò egregiamente servizio per 35 anni sulle nostre linee, fino al 1921, quando per motivi che non si conoscono, fu alienata e ceduta a Bologna, per entrare in servizio sulle locali tranvie.
Terminata la Seconda Guerra Mondiale, la Dante Alighieri ricomparve in servizio nel famoso zuccherificio di Rieti, che però chiuse nel 1973. Nel frattempo, a Pisa, tutte le altre locomotive, terminato ormai il servizio tranviario, vennero alienate e demolite per sempre. E siamo ai giorni nostri.
La locomotiva ricompare qualche anno fa in un deposito rotabili storici di Bologna, poi ad una mostra di locomotive storiche a Rimini e se ne perde nuovamente traccia finché un pisano appassionato, trapiantato in Maremma, Luciano Duè, ne rintraccia la presenza nei dintorni di Padova e ci contatta personalmente. L’occasione per parlarne è ghiottissima, ma ora sarà anche interessante capire se ci sono possibilità di trasportarla a Pisa per una mostra, dove sistemarla, come rimetterla a lucido e magari farla funzionare. —
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