Italia
«Le voci dei moduli comunali declinate solo al maschile»
Botta e risposta in consiglio. Bonsangue: «Ci impegneremo per modificarl, ma la parità passa da temi più concreti». Cosa dice l’esperta di linguistica
PISA. Quando si è trovata a compilare il modulo comunale per il cambio di residenza, ha notato, con stupore, come ogni voce fosse al maschile. Anche l’indicazione della professione svolta. Unica eccezione: la casalinga. Polemica, in consiglio comunale, tra la consigliera Benedetta Di Gaddo (Pd) e la vicesindaca Raffaella Bonsangue sulla mancata adozione, per tutti gli atti del Comune di Pisa, dell’uso del linguaggio di genere, nonostante lo impongano sia lo Statuto comunale che precise disposizioni di legge.
«Pochi giorni fa - ha svelato Di Gaddo - una ragazza che intendeva trasferire a Pisa da altro comune la propria residenza si è trovata a compilare un modulo completamente declinato al maschile, compresa l’indicazione della professione svolta ad eccezione di quella di "casalinga". Anche altri moduli, scaricabili dal sito internet del Comune di Pisa, sono declinati tutti al maschile, per non parlare di tanti altri atti ufficiali dell’attuale amministrazione comunale, come i comunicati stampa e altro ancora».
Bonsangue, nella risposta, dopo aver promesso «l’impegno dell’amministrazione e degli uffici competenti per aggiornare i moduli declinandoli anche al femminile», ha voluto sottolineare che «la parità tra uomo e donna passa da temi più concreti di quelli relativi al linguaggio di genere». «Ma - replica Di Gaddo - usare correttamente l’italiano non è certamente indifferente nella difficile battaglia della parità tra donne e uomini».
Sindaco o sindaca? Assessore o assessora? Ministro o ministra? Il dibattito è aperto, e da tempo. Ma sono dubbi che la conoscenza corretta dell’italiano può risolvere. «L’italiano - dice Cecilia Robustelli, linguista originaria di Pontedera, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’Accademia della Crusca, la prestigiosa istituzione con sede a Firenze depositaria della lingua italiana - usa il maschile per i maschi, il femminile per le donne. Quindi per i nomi professionali femminili, per una donna, occorre usare il femminile. Altrimenti non vieni identificata e si fa confusione».
E per il plurale? «Ad esempio, per indicare sia i maschi che le femmine si dice "tutti i cittadini sono invitati a partecipare" e non si dice, invece, per indicare ugualmente sia i maschi che le femmine, "tutte le cittadine sono invitate a partecipare". Ovvero si utilizza il plurale maschile anche quando ci si rivolge sia al genere maschile che a quello femminile. Per risolvere questa questione, alcuni hanno proposto l’uso di terminare le parole con la u, l’asterisco, la chiocciola e lo schwa, cioè con la "e" rovesciata (in linguistica con schwa si indica una vocale centrale media che nell’alfabeto fonetico internazionale viene indicata con, appunto la "?")».
«Tutti tentativi che però - continua la professoressa Robustelli - non sono una modalità grammaticale dell’italiano e non possono essere introdotte nella comunicazione perché annullano il singolare e il plurale, oltre al maschile e femminile, e non possono essere utilizzate per gli articoli determinativi perché li modificherebbero del tutto e, infine, diventerebbe molto complesso l’accordo tra i vari elementi della frase. Per l’asterisco, invece, non rientra tra i caratteri del nostro alfabeto, cioè tra quei grafemi che ne trascrivono i suoni. L’asterisco non identifica, dunque, una sostanza fonica e, già per questo, è un po’ faticoso unirlo a una serie di simboli grafici che identificano dei suoni e lo stesso discorso vale anche per altre proposte come chiocciole, schwa, eccetera».
Come uscire dal dilemma? «Dov’è possibile - conclude la professoressa Cecilia Robustelli - occorre, al posto del plurale maschile, utilizzare entrambe le opzioni, ovvero "tutte le cittadine e tutti i cittadini sono invitati a partecipare».
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