Sicurezza
Il procuratore Crini: «Verifiche sul dna disposte già a 48 ore dal ritrovamento»
Lunedì scorso il medico legale ha comunicato l’altezza del cadavere e ha accertato il colore della pelle. Poi l’incarico al perito
Libero Red Dolce
pisa. Dall’altezza del cadavere, comunicata agli investigatori dal medico legale, alla scoperta della pelle di colore chiaro in vita, il passo è stato breve per connettere la scomparsa dello studente siciliano Francesco Pantaleo al ritrovamento del misterioso cadavere a San Giuliano. E così, martedì, venivano disposti gli accertamenti sul dna che hanno portato all’identificazione del giovane.
La sequenza temporale delle indagini viene ricostruita minuziosamente dal procuratore capo di Pisa Alessandro Crini, che chiarisce come a nemmeno 24 ore dal ritrovamento del cadavere i due fatti erano stati messi in corrispondenza.
«A seguito di una prima tempestiva indicazione da parte del medico legale nel pomeriggio di lunedì 26 – spiega il magistrato –, relativa all’altezza del cadavere, intorno al metro e 80 e alla pelle dello stesso, in vita di colore chiaro, si è provveduto immediatamente a connettere, nel doveroso riserbo, dette indicazioni con la scomparsa del giovane studente siciliano Francesco Pantaleo, formalizzata presso la questura di Pisa, da parte dei genitori, nello stesso pomeriggio del 26 luglio; dopo una prima indicazione di irreperibilità formulata telefonicamente dai medesimi la sera del giorno precedente».
A quel punto gli investigatori hanno capito che servivano delle evidenze scientifiche, pur avendo intuito che purtroppo le due strade tendevano a incontrarsi. «Nella giornata di martedì – spiega ancora il procuratore – venivano svolti accertamenti sulla scomparsa del giovane e si provvedeva, altresì, ad acquisire gli elementi utili alle comparazioni genetiche; tra i quali, con le opportune cautele, il dna materno. Il giorno successivo, mercoledì 28, veniva affidato l’incarico al perito genetista che, con lodevole tempestività, forniva risposta, nei termini già noti, nelle 48 ore successive».
Tutto è cambiato dunque dopo i risultati di un accertamento del laboratorio di genetica forense della medicina legale dell’ospedale di Pisa, comunicati venerdì pomeriggio ai carabinieri dalla dottoressa Isabella Spinetti. Trattandosi di due eventi vicini dal punto di vista temporale (sabato la scomparsa, domenica il ritrovamento del cadavere) gli investigatori hanno tentato la partita del confronto del dna.
Il procuratore chiarisce anche riguardo alle altre piste ipotetiche: «Nel sottolineare la pronta e sinergica risposta investigativa offerta dalla squadra mobile della questura di Pisa e dal nucleo operativo dei carabinieri di Pisa, sotto il coordinamento di quest’ufficio, e nel segnalare che gli approfondimenti proseguono per quanto occorre, faccio presente che nel breve lasso di tempo in cui si è sviluppata l’attività di indagine nessun’altra alternativa è stata concretamente sperimentata; in particolare, la scomparsa di un soggetto di nazionalità tunisina denunciata dai parenti del medesimo, a Lucca, in data 9 luglio, si è rivelata priva di interesse investigativo, tra l’altro, per la mancata corrispondenza, nell’altezza, tra il soggetto in questione e il cadavere rintracciato nel comune di San Giuliano Terme». —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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