Sicurezza
I sindacati inquilini: evitare le intimazioni “terroristiche”
La polemica dopo l’annuncio dell’assegnazione delle 39 case a Sant’ermete
Pisa. I sindacati degli inquilini, con una nota a firma di Daniele Cosci (Sicet), Stefano Cristiano (Sunia), Carlo Sorrente (Uniat), Virgilio Barachini (Unione Inquilini), intervengono sul caso alloggi popolari dopo le dichiarazioni dell'assessora Gianna Gambaccini che, ricordano, «ha assicurato le famiglie residenti negli alloggi popolari di Sant'Ermete che “presto” verranno assegnati i primi 39 alloggi (dei 72 in costruzione dal 2018) di un progetto di “Riqualificazione urbana del Quartiere di Sant'Ermete” approvato nel 2011 con fondi stanziati dalla Regione Toscana nel 2010 in base ad un programma presentato dal Comune di Pisa nel 2008». E aggiungono: «Tale progetto prevedeva (e crediamo continui a prevedere) la costruzione di 216 alloggi popolari al posto dei 180 esistenti e abitati sino al 2015, quando sono stati assegnati in via Socci i primi 48 alloggi del programma. Finalmente altre 39 famiglie di Sant'Ermete avranno modo di ottenere un alloggio moderno, ma purtroppo spesso inadeguato al nucleo, in quanto dei 39 alloggi solo 7 sono adatti per nuclei di 3 o 4 persone, mentre ben 31 sono “loculi” di appena 45 mq, ovvero con una sola camera e ingresso/cucina/tinello (due vani) inadatti per nuclei composti da più di due persone adulte, anche se la vigente Legge regionale 2/2019 assurdamente permette l'assegnazione di alloggi di due vani a nuclei composti sino a 4 persone senza avere “sovraffollamento”». «Noi Sindacati degli Inquilini avevamo chiesto da tempo che venisse ridotto il numero degli alloggi più piccoli (anche in considerazione che la metà degli alloggi demoliti aveva due stanze con 51 mq.) aumentando il numero degli alloggi di 60 mq, più adeguati per nuclei di 3 o 4 persone. Ma, come sempre è avvenuto, decidono i burocrati e i politicanti al posto dei diretti interessati (gli assegnatari) e dei sindacati che cercano di garantire i loro diritti. Con la stessa logica verticistica i Comuni del Lode, comunque amministrati, hanno deciso che la morosità esistente nell’Erp di 16 milioni debba essere recuperata dalla Sepi Spa con metodi da esattori medievali, senza tenere conto dei motivi che hanno determinato la morosità, diventata in alcuni casi superiore a 10.000 euro per assegnatari che dovevano pagare canoni da 40 a 100 euro al mese. Ma gli stessi sanno che per la quasi totalità è morosità incolpevole e quindi diventata ormai in gran parte inesigibile per la mancanza o per i modesti redditi della stragrande maggioranza degli assegnatari (la legge infatti prevede in questi casi altre possibilità di copertura del debito). Quest’anno, peraltro, l’Apes ha deciso di utilizzare solo mezzi informatici per la periodica dichiarazione dei redditi familiari, rendendo ancora più complicata per tanti assegnatari la possibilità di denuncia del reddito ma certo non facilitando la possibilità di pagare l’affitto».
Sottolineano i sindacati: «Occorre, prima d'inviare “terroristiche” intimazioni di pagamento con minaccia di sfratto, convocare in Commissione Casa i “morosi” e capire perché lo sono diventati e in quale modo è possibile riuscire a recuperare almeno parte del debito... se la casa di abitazione è un diritto, specialmente se di Erp destinata ai ceti sociali indigenti». —
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