Gioco
Telemedicina, monitorati da remoto oltre 300 pazienti affetti da Covid
Presentati alla Sapienza i risultati del progetto messo a punto dal Dipartimento di Ingegneria dell’informazione
PISA. Un progetto di telemedicina nato nell’ottobre del 2019 per l’assistenza dei pazienti cronici. E che pochi mesi dopo, in modo imprevedibile, è diventato uno strumento strategico sul territorio per il monitoraggio clinico dei pazienti con Covid-19. A partire da marzo 2020 infatti sono stati 342 gli ammalati dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest trattati e “controllati” da remoto, senza ricorrere all’accesso in ospedale, grazie alla piattaforma di telemedicina TelteCovid19, sviluppata e messa a disposizione dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa e dalla sua spin-off Ingeniars.
L’iniziativa, finanziata dalla Regione Toscana, è stata sperimentata con il coinvolgimento dell’Asl, dei medici di medicina generale, al centro del progetto, e in seguito dei medici delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca). In pratica una sinergia tra la collaborazione dei pazienti, gli operatori sanitari e l’innovazione tecnologica. E i primi risultati, presentati ieri mattina alla Sapienza, sono più che soddisfacenti per gli attori coinvolti. «L’esperienza è stata sicuramente positiva – dice la direttrice del Dipartimento di Sanità Territoriale dell’Asl Toscana Nord Ovest, Antonella Tomei –. L’assistenza a domicilio è una risorsa di per sé, soprattutto per i pazienti più anziani, ma nella fase emergenziale ha aiutato a limitare l’accesso all’ospedale solo a quando era strettamente necessario».
Due i principali benefici durante le ondate epidemiche. Oltre a «calmierare la pressione sul sistema ospedaliero – sottolinea il prorettore Rossano Massai – la piattaforma ha consentito la riduzione dei contatti paziente-medico, diminuendo così, soprattutto all’inizio, il rischio di contagio». Tutto grazie alla possibilità di controllare a distanza e condividere in modo oggettivo quei parametri fondamentali per avere un quadro specifico dello stato di salute del malato. Ma come? «Ai pazienti è stato fornito un kit (circa 200 i kit disponibili in totale, sanificati di volta in volta) con alcuni sensori biomedicali Bluetooth per monitorare valori come la saturazione dell’ossigeno e così via», spiega Luca Fanucci, ordinario di Elettronica al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione. «Il paziente – continua – è guidato sui modi e i tempi di utilizzo dei sensori grazie a un’applicazione sul tablet che, una volta acquisiti i dati, li invia automaticamente alla piattaforma centrale. Il sistema è facilmente utilizzabile da tutti i pazienti, a partire dai più anziani». Una strumentazione già pensata per le malattie croniche che non solo è stata “riadattata” alle esigenze legate al Covid, ma che è stata costantemente implementata anche grazie ad altre risorse intercettate dall’Agenzia Spaziale Europea. E se l’utilizzo è legato all’emergenza pandemica, l’auspicio e l’intenzione sono già quelli di continuare il progetto anche nel futuro, «laddove i medici lo ritengano opportuno», conclude Fanucci. D’accordo Stefano Taddei, direttore della Uo Medicina 1 dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana, e Alessandro Iala, direttore Uoc Transizione al digitale e coordinamento amministrativo dei presidi, che conclude: «Non sarà un fattore isolato. L’Azienda sta portando sempre più avanti la transizione al digitale e questo progetto è stato illuminante». —
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