Una rete salvavita con gli 82 defibrillatori presenti in città
Il numero si ricava dai dati forniti al 118, ma ce ne sono di più e non censiti All’aeroporto sono 11, in altre zone la concentrazione è meno fitta
Libero Red Dolce
pisa. Di defibrillatori ne servirebbe uno ogni tre minuti di cammino secondo gli esperti. E a Pisa non si può dire che la situazione sia così garantita, o quantomeno lo è in certi punti e meno in altri. Maggiore concentrazione nel centro città e in prossimità di impianti o centri sportivi, ma la città con i suoi 82 defibrillatori può dirsi comunque abbastanza cardioprotetta. Anche se si può fare sempre di più. Poco meno di uno ogni mille abitanti, anche se ciò che più conta è la loro dislocazione sul territorio.
E questi molto probabilmente non sono tutti quelli presenti sul territorio. Questi sono i defibrillatori censiti e georeferenziati dal 118, ma sul territorio ce ne sono sicuramente altri. Non tutti però l'hanno segnalato alla centrale operativa del 118. Una cosa che rappresenta un problema e alla fine capiremo anche perché.
Si tratta di strumenti fondamentali per prestare il primo soccorso in caso di cittadini che abbiano evidenti problemi cardiaci. Tanto è vero che, in caso di malori e arresti cardiaci in strada o comunque in zone pubbliche, il 118 oltre a inviare sul posto medici e ambulanze, può decidere di attivare anche l’utilizzo di uno di questi defibrillatori, così da garantire in tempi brevissimi manovre salvavita. E spesso e volentieri l’attivazione tempestiva di un intervento con un defibrillatore è stato decisivo per il confine tra la vita e la morte.
Il caso del calciatore danese Cristian Eriksen, tempestivamente soccorso con un massaggio cardiaco e poi con un defibrillatore dopo un arresto cardiaco sul campo da calcio agli Europei, è stata la sconvolgente prova dell’importanza del ruolo fondamentale che questi apparecchi possono svolgere nel salvare una vita.
Il luogo dove sono presenti in maggior numero è l’aeroporto, dove sono installate 11 posizioni complessive. Molti altri Dae invece sono collocati in centro: da corso Italia a piazza Vittorio Emanuele e in via Palestro, piazza Toniolo o ancora quello presente all’interno di Palazzo Blu. E si potrebbe continuare ancora in questo elenco ma è meglio guardare il maxi grafico a destra. Poi ci sono i privati che hanno meritoriamente deciso di installare un defibrillatore all’interno delle loro attività: le palestre ovviamente, così come i circoli tennistici o i campi sportivi. E d’altronde con il decreto Balduzzi del 2017 le società sportive professionistiche e le società sportive dilettantistiche hanno l'obbligo di dotarsi di un defibrillatore. Ma ci sono anche bar e negozi.
È importante che tutti siano individuati dal 118 in caso di necessità di uso. Sarebbe bene che, come da normativa, tutti lo comunicassero in maniera che alla xentrale operativa fosse nota la presenza in quel punto di un defibrillatore. Quelli attualmente in uso nei luoghi pubblici sono automatici o semi-automatici. Si tratta di applicare degli elettrodi (simili a cerotti) sul corpo della persona e accendere il dispositivo. Sarà poi il software a stabilire se è in corso un arresto cardiaco, e quindi a dare la possibilità all’utente di far partire la scarica elettrica oppure no. Questo per i dispositivi semi-automatici, mentre in quelli automatici l’operatore non deve nemmeno prendersi la responsabilità di premere il pulsante: se il software stabilisce che è necessaria la scarica, la fa partire autonomamente. —
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