Il Tirreno

Pisa

il cardiologo cecchini 

«In provincia siamo a 544 e possiamo fare ancora meglio»

L.R.D.

Il medico stigmatizza  l’atteggiamento di alcuni suoi colleghi: «Hanno stipendi alti e poi non hanno un apparecchio in auto o in casa loro» 

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pisa. «Ci sono medici che prendono ottantamila euro e non hanno il defibrillatore in auto. Io ne ho due: uno in auto e uno sulla moto. Ci sono medici che hanno l’orologio da ottomila euro e non hanno il defibrillatore a casa. Io ce ne ho uno in corridoio. E non capiscono il rischio che corrono». Due mani e una vita consacrate al salvare vite umane, il dottor Maurizio Cecchini si batte per una distribuzione capillare dei defibrillatori. E non si batte solo.

«In provincia ne abbiamo installati 544 e altri speriamo di metterne. Chiaramente si può fare di più, però penso che lo sforzo sia notevole. Tra questo e i corsi, il mio è un impegno costante», spiega.

«Molte cose non vengono dette correttamente. Si può morire anche a cuore sano, anche persone super controllate. Si pensi a Morosini o Eriksen, che per fortuna si è salvato. Qual è il problema? È che nell’arresto cardiaco extra ospedaliero se il defibrillatore non c’è la mortalità è del 99,9 per cento. A meno che chi è testimone dell’arresto cardiaco non cominci a fare un massaggio cardiaco di qualità e arrivi l’ambulanza», spiega il cardiologo. E non si può fare prevenzione? «No, per la morte improvvisa non esiste. Solamente il 20 per cento di quelli che hanno avuto l’arresto cardiaco avrebbe potuto essere considerato a rischio. E uno si chiede: come mai atleti in forma muoiono? Ecco, l’unico sistema per salvare vite è quello della diffusione capillare di queste macchine e del loro uso».

Poche settimane fa, con la forte spinta di Cecchini che si è molto speso per l’argomento, è stata approvata una legge che liberalizza l’uso del defibrillatore. Niente patentini o corsi a pagamenti: «Un mercato indegno», spiega il medico. Che con la sua associazione, la Cecchini Cuore Onlus, organizza corsi gratuiti. «Non è mai servito un patentino», chiosa. «I corsi si fanno per togliere le paure. Andiamo nelle scuole, anche nelle elementari. È un lavoro pesante ma importante», continua Cecchini.

Per il medico i defibrillatori non bastano. «Per una strada come corso Italia dovrebbero essercene tre e ci siamo quasi: uno è sotto la Torre dell’Orologio, l’altro in piazza Garibaldi (che è stato rubato e che rimetteremo), un altro all’ottica e due che stiamo per mettere. Di recente abbiamo salvato una signora, è la diciottesima sopravvissuta su 23 persone. Il 75% di sopravvivenza come dato in provincia. Vanno superati menefreghismo e ostracismo». —

L.R.D.

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