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«Siamo già la categoria più colpita, non possiamo pagare soltanto noi»

Roberta Galli
«Siamo già la categoria più colpita, non possiamo pagare soltanto noi»

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Roberta Galli

PISA. «Non siamo contrari a prescindere, ma occorrono regole certe e chiare da applicare anche al di fuori del contesto della ristorazione e devono valere per tutti. Non dobbiamo essere sempre e solo no, a dover rispettare e far rispettare i protocolli, quando fuori dei locali succede purtroppo quello che è sotto gli occhi di tutti». Così Nicola Micheletti, chef e titolare del ristorante Locanda Sant’Agata a San Giuliano, esprime un pensiero condiviso da molti nella sua categoria. L’argomento è spinoso: parliamo dell’ipotesi di applicazione anche in Italia del green pass sul modello francese, ovvero l’esibizione della certificazione di tipo sanitario che attesta l’effettuazione della doppia dose di vaccino contro il Covid, necessaria per poter prendere parte a un evento in un locale pubblico. Un dibattito che in queste ore si fa sempre più acceso in tutta Europa. La posta in gioco è alta, anzi altissima, le varianti del Covid allarmano e incalzano, e per contraltare c’è una categoria stanca che ha dovuto subire a causa delle chiusure perdite pesantissime a fronte di ristori che ritiene inadeguati, e che in questo periodo estivo pensava di poter lavorare con maggiore tranquillità. Ma la realtà è ben diversa.

«Per questo nei giorni scorsi, come categoria, e parlo di Cna – dice ancora Micheletti – abbiamo chiesto un incontro al prefetto affinché si attivasse a livello di ministero per capire meglio l’implicazione e l’impatto di questo green pass sul nostro settore, in quanto al momento è tutto molto nebuloso. Noi siamo i primi, come operatori della ristorazione, a volere il rispetto dello regole, ma vogliamo che questo principio valga per tutti e non solo per la nostra categoria».

Sulla stessa lunghezza d’onda Martina Voliani, titolare del bar House Cafè. «Ci siamo lasciati alle spalle mesi durissimi – dice Voliani –, abbiamo messo in pratica regole sul distanziamento sociale. Abbiamo fatto la nostra parte e ora si ipotizzano nuove disposizioni che mi lasciano un po’ dubbiosa e mi chiedo: chi, ad esempio, il vaccino, per motivi di salute, non può effettuarlo? Sarà di fatto discriminato?».

Perplessa anche Marilina Caravelli, titolare del ristorante pizzeria Le Giare: «Sono decisioni complesse, io parlo sia da cittadina che da ristoratrice, oltre che da madre i cui figli non sono stati ancora vaccinati. Capisco benissimo che bisogna contrastare un’emergenza, ma non si possono prendere decisioni dall’oggi al domani che gravano su un solo settore, già colpito come il nostro. Anche chi volesse vaccinarsi e mettersi in regola non ha neanche la possibilità e quindi senza green pass stop di fatto a eventi pubblici nei locali».

Anche Matteo Anconetani, titolare di Pescat’ora e Gui, è titubante. «Non sono contrario all’applicazione del green pass in bar e ristoranti – dice Anconetani – ma il rispetto delle regole non deve essere solo ed esclusivamente lasciato al campo della ristorazione. Noi abbiamo fatto tanto, abbiamo pagato un prezzo altissimo e nonostante la bella stagione non siamo ripartiti come speravamo. Per combattere questa battaglia occorrono controlli che pongano fine agli assembramenti e alle situazioni di rischio ovunque». —

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