Sicurezza
Condannato per le botte alla fidanzata
Artiere prende sedici mesi, assolto dalle accuse di maltrattamenti e sequestro di persona. Torna libero dopo un anno di cella
Pietro Barghigiani
vecchiano. Condannato per lesioni personali. Assolto dall’accusa di sequestro di persona e maltrattamenti perché il fatto non sussiste. Dovrà anche pagare un risarcimento di 2.500 euro alla parte civile, il 40enne albanese che dopo quasi un anno di carcere è tornato in libertà dopo la lettura della sentenza pronunciata dalla presidente del collegio del Tribunale di Livorno Elena Nadile.
L’imputato, difeso dagli avvocati Marco Meoli e Luciano Picchi, è stato riconosciuto colpevole solo per le lesioni personali ricevendo una condanna a un anno e quattro mesi senza la condizionale. La sua accusatrice, un’imprenditrice livornese di 36 anni, assistita dall’avvocato Anna Francini, lo accusava di averla picchiata e costretta a non chiedere aiuto dopo una lite furibonda scoppiata a Cesena e conclusa con l’arresto dell’uomo (omettiamo le generalità per non rendere riconoscibile la parte offesa, ndr) a Migliarino da parte della polizia allertata da una telefonata della donna che con un escamotage finse di parlare con un’amica quando in realtà dall’altra parte del telefono c’era una poliziotta.
Arrestato a fine luglio 2020, l’albanese, di professione artiere in una scuderia pisana, aveva conosciuto l’allora compagna nell’ambito dell’ippica. Una passione comune che aveva unito la coppia in una storia che nell’estate di un anno fa era deflagrata in un’aggressione. Era successo all’ippodromo di Cesena. La donna impaurita aveva chiamato la polizia del posto, ma il compagno le aveva tolto il cellulare dalle mani. L’operatrice del commissariato aveva percepito il pericolo e non aveva abbandonato la chiamata. Nonostante alcuni stallieri fossero intervenuti per dividere i due, nessuno avverte le forze dell’ordine. Secondo l’accusa l’albanese avrebbe poi costretto la fidanzata a salire sul caravan per il trasporto dei cavalli per fare ritorno a Pisa. A quel punto, stando alle dichiarazioni dell’imprenditrice livornese, l’uomo avrebbe continuato a picchiarla e minacciarla di morte, impedendole anche di fare telefonate o scendere. La prima chiamata poi interrotta era diventata l’aggancio per recuperare un contatto. Quando il cellulare della 36enne livornese aveva squillato la donna aveva finto di di parlare con un’amica.
«Stiamo tornando alle scuderie a Migliarino Pisano» era stata la risposta a quella che in realtà era una poliziotta che aveva avvertito i colleghi pisani. Gli agenti della squadra mobile avevano anticipato l’arrivo della coppia soccorrendo la donna e portandola subito in ospedale. Il racconto era andato oltre l’episodio di Cesena e per i reati più gravi - sequestro di persona e maltrattamenti - il processo si era spostato a Livorno dove si sarebbero verificati i fatti per i quali l’imputato è stato assolto. A suo carico sono rimaste le lesioni contro la ex. —
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