Toscana
Corruzione in atti giudiziari slitta la perizia sul giudice Bufo
pisa. Hanno chiesto di essere interrogati per ribadire la loro innocenza due dei sei imputati nell’inchiesta su aste immobiliari pilotate e incarichi per curatele testamentarie.
È il processo “La giustizia di Zorro” quello che si celebra nella fase dell’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Genova e nel quale è coinvolto il magistrato Roberto Bufo, 59 anni, spezzino, residente a Marina di Carrara, in servizio fino al gennaio 2018 alla sezione civile del Tribunale di Pisa. Ieri mattina sono stati sentiti per alcune ore dal gup Oberto Cecchetti, 74 anni, romano, avvocato, ex giudice di pace e già vice presidente del Festival Pucciniano di Torre del Lago e Luca Paglianti, 55 anni, originario di Orciatico e residente a Marina di Pisa, architetto in Provincia, difeso dal professor Enrico Marzaduri.
Entrambi hanno respinto le accuse e nell’udienza fissata per settembre i rispettivi legali discuteranno per chiedere una sentenza di proscioglimento. A settembre il gup deciderà anche sulle tre richieste di patteggiamento e la consulenza disposta per chiarire se uno degli imputati è in grado di stare in giudizio e se all’epoca dei fatti era capace di intendere e volere. Per cinque imputati le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, turbativa d’asta, peculato e falso in atto pubblico. Per uno dei sei coinvolti c’è un episodio di corruzione in atti giudiziari. Nei confronti di Bufo, difeso dall’avvocato Alessandro Civitillo il gup ha disposto una perizia psichiatrica che sarà depositata entro la fine del mese. Il giudice vuole capire, sulla base del parere di uno specialista, se il dottor Bufo si trova nelle condizioni psico-fisiche di sostenere un processo e quale era il suo stato mentale durante il periodo delle contestazioni. Probabile anche per lui la richiesta di patteggiamento all’esito della perizia. Istanze di patteggiamento sono state avanzate da Roberto Ferrandi, 67 anni, di Carrara, commercialista dalla cui attività sospetta nelle aste immobiliari è partita l’inchiesta; dalla figlia Francesca Ferrandi, 31 anni, avvocato con studio a Pisa, assistiti dagli avvocati Luca Lattanzi del Foro di Massa Carrara e Stefano Del Corso di Pisa; da Giovanni Avino, 37 anni, di Pisa, all’epoca dei fatti vice direttore dell’Istituto vendite giudiziarie di San Giuliano, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. È lui che deve rispondere di un episodio di corruzione in atti giudiziari (la storia della Mercedes regalata a Bufo, ndr). Nel processo anche la società Ivg, a cui viene contestata la responsabilità penale come persona giuridica, tutelata dall’avvocato Alessandro Niccoli. Secondo l’accusa Bufo utilizzava Ferrandi, professionista incaricato delle esecuzioni del Tribunale di Massa, per ottenere attraverso prestanome gli immobili all’ asta. A Pisa l’avvocato Ferrandi riceveva da Bufo incarichi «per distogliere dalla loro destinazione erariale somme derivanti dalla gestione di eredità giacenti dalla vendita di compendi ereditari e dalla rendicontazione delle amministrazioni di sostegno». —
P.B.
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