Gioco
La medicina del futuro tra innovazione e attenzione ai bisogni del paziente
Il centro di eccellenza cardiologico presenta i risultati e lancia tante sfide. «La chirurgia mininvasiva cambia la vita ai pazienti»
PISA. Un intervento chirurgico, specie uno rilevante, è sempre un trauma. L’angoscia e l’incertezza prima, la paura e poi il recupero, il dolore e il malessere psichico che possono seguire. Non è un caso che alla Fondazione Monasterio, eccellenza italiana e internazionale della cardiologia e della cardiochirurgia, la chirurgia mininvasiva è una concreta realtà attuale e un ambito al quale si guarda per l’agenda del futuro.
Un esempio tra i tanti possibili di quello che è emerso dagli Stati Generali della Fondazione che si sono tenuti ieri al Cnr, imperniati proprio sul futuro della chirurgia. E nondimeno uno snodo significativo, capace di tenere insieme i risultati più avanzati della ricerca, il successo delle applicazioni pratiche in sala operatoria e soprattutto il benessere del paziente. «Che rimane la prima e ultima cosa da considerare quando ci si occupa di sanità», come ribadisce Marco Torre, direttore generale della Fondazione.
Il dottor Marco Solinas, direttore dell'unità operativa Cardiochirurgia per adulti della Monasterio, è la persona più adatta per spiegare l’approccio che sta dietro a una tecnica che può sembrare una mera questione per specialisti. «Negli ultimi 20 anni – spiega – siamo stati impegnati nello sviluppare nella maniera più accurata e meno impattante per il paziente tecniche di chirurgia mininvasiva. Siamo diventati leader a livello mondiale, ogni anno veniamo visitati da colleghi da tutto il mondo. Siamo chiamati a eseguire interventi dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Russia alla Cina».
Ma di cosa si tratta? «È una chirurgia senza cicatrice, con incisioni molto piccole per far sì che il paziente possa avere meno dolore, meno possibilità d’infezioni e una ripresa più rapida. Una cosa importante per i pazienti anziani», chiarisce Solinas. Non si fa fatica a capire l’impatto che questo approccio può avere in un paese come l’Italia dove la demografia ci mette di fronte a un fatto: Le fasce di popolazione più numerose sono quelle degli italiani nati durante il boom demografico degli anni sessanta. Una popolazione anziana, se si considera anche l’incidenza delle classi di età over 70 e over 80. «La possibilità per il paziente, già il giorno dopo la chirurgia, di potersi alzare, di potere stare con i familiari, di potere essere alimentato, sono cose che hanno un impatto importante non solo sulla qualità della vita ma anche sulla possibilità di sopravvivenza del paziente».
Non si tratta soltanto di questo chiaramente parlando della Fondazione Monasterio. C’è l’integrazione con il mondo della ricerca, che cresce nell’intreccio sempre più stretto con la Scuola Superiore Sant’Anna (di cui diamo conto nell’articolo di fianco, ndr) e che dimostra la sua fecondità a partire dalla chiarezza dei dati. La Fondazione è il primo centro per procedure di emodinamica, secondo centro per complessità dei casi trattati in cardiochirurgia (dati Gise 2020). Ancora, uno dei primi centri europei per pubblicazioni su riviste scientifiche (dati Agenas 2020). «Abbiamo una produzione scientifica che è più da istituto di ricerca che da ospedale. È la riprova che dove si fa tanta ricerca gli esiti clinici vanno di pari passo», conclude Torre. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

