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I minimarket lanciano un Sos: «Dobbiamo sopravvivere»

Sara Venchiarutti
I minimarket lanciano un Sos: «Dobbiamo sopravvivere»

I gestori: sindaco e assessore non ci ricevono, ma noi non siamo il problema Paghiamo regolarmente tasse e dipendenti, abbiamo il diritto di lavorare

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PISA. I titolari dei minimarket non ce la fanno più. Prima il Covid. Poi, ora che la situazione pandemica sembra aver allentato la morsa, le ordinanze comunali. L’ultima di una serie quella entrata in vigore venerdì scorso che vieta non solo ai minimarket, ma anche a pubblici esercizi, negozi di vicinato e supermercati, la vendita di bevande alcoliche e superalcoliche dalle 17 all’una di notte (1,30 nei weekend).

Per questo ieri mattina alcuni rappresentanti della categoria, che in città conta circa 25 minimarket (quasi tutti in centro storico) e 80 lavoratori, è andata all’Ufficio protocollo del Comune di Pisa per richiedere ufficialmente, con lettera scritta, un incontro al sindaco Michele Conti, all’assessore al commercio Paolo Pesciatini e ai consiglieri comunali della terza commissione permanente. L’intenzione è «cercare, insieme, soluzioni che possano essere compatibili sia con gli obiettivi della città che con la nostra sopravvivenza», si legge.

«L’ordinanza non è la soluzione», dice Oli Ullah. «Il Comune pensa che siamo noi il problema, ma non è così. Non vogliamo andare contro, ma aiutare la città. Vorremmo un confronto per avere indicazioni su come andare avanti, trovare un compromesso. Siamo anche noi commercianti con il diritto di lavorare». Un tentativo, quello si sedersi attorno a un tavolo, che ancora non è andato a buon fine. «Da circa un mese chiamiamo la segreteria dell’assessore Pesciatini e del sindaco, ma ancora non ci hanno dato un appuntamento», continuano i rappresentanti che si dicono stanchi di pagare le conseguenze per una situazione che non dipende da loro. «Le persone si organizzano comunque con le buste piene di birra portate da casa o già comprate», sottolinea Shamsul Houle, che ha un minimarket in zona Stazione.

«Dopo quasi due anni di difficoltà a causa della pandemia, non possiamo andare avanti così. Noi e le circa 150 persone che vivono grazie a queste attività, se contiamo le nostre famiglie. Tutte attività regolari: paghiamo le tasse, abbiamo dipendenti». Eppure «da un anno a questa parte siamo sempre sotto ordinanza e controlli», spiega Mahfuzur Rahman, titolare di un minimarket sempre nell’area della Stazione. «Ogni giorno ce n’è una nuova, non riusciamo a lavorare bene. Qual è il nostro errore? Nei nostri negozi, aperti con regolare licenza dataci dal Comune e nei quali abbiamo investito i nostri risparmi, possono entrare alla volta 2-3 persone, quindi non c’è pericolo di assembramento. Ogni volta proviamo ad allontanare le persone che si fermano fuori, davanti ai nostri locali, e continuano a bere, ma non dipende da noi e non possiamo pagarne le conseguenze. Nei minimarket vengono principalmente persone che devono fare la spesa, magari a tarda sera. In più – conclude – perdiamo anche i turisti: arrivano alla cassa con la spesa e poi se ne vanno, lasciando la merce, perché non possiamo vendere loro l’alcol».

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