Sicurezza
Minacce all’inquilino che non vuole più pagare in nero
calci. I rapporti tesi, tesissimi, tra un proprietario di casa e il suo affittuario finiscono in un’aula di tribunale. Con il primo accusato di minacce perché, a dire dell’accusa, non avrebbe preso bene la richiesta del suo inquilino di regolarizzare il contratto e smettere di essere pagato in nero. Per tutta risposta sarebbe stato inseguito con un falcetto e minacciato di morte.
Non ci sono tracce, in sostanza, dei pagamenti per l’affitto da parte dell’inquilino. Circostanza che la difesa – il legale è l’avvocato Edoardo Anelli – ha evidenziato durante il controinterrogatorio alla parte lesa. Che ieri in tribunale ha raccontato la sua versione dei fatti, descritti a partire dall’evento della prima lite del 7 dicembre 2019 (ma anche su questo c’è discordanza) come una «data indimenticabile».
Nella rappresentazione della vicenda che ha fornito in aula, l’uomo parla di una lite in due tempi tra lui e il proprietario di casa. Le motivazioni del diverbio, a suo dire, sono da rintracciare nella contrarietà del proprietario alla sua richiesta di regolarizzare il contratto d’affitto in modo da consentirgli di prendere la residenza in Toscana, essendo lui originario di fuori regione. Il canone di affitto concordato, ha raccontato, era di 500 euro mensili. «Ancora oggi non ho la residenza», ha spiegato.
Così ha raccontato in aula di quel 7 dicembre: «Di mattina è venuto a casa mia e ha cominciato a minacciarmi dopo la mia richiesta. “Ti taglio la testa”, “Ti faccio sparire da Calci”. Non mi ha solo minacciato», racconta. I due si sarebbero trovati uno di fronte all’altro all’uscita del garage di casa. «Voleva tagliarmi la testa davvero, mi rincorreva. Ha preso una specie di machete e mi ha inseguito continuando a minacciarmi», ha continuato. Dopo è stato specificato che il machete era in realtà un falcetto da lavoro.
A fare da ostacolo alla regolarizzazione, secondo la sua testimonianza, c’era una richiesta di denaro da parte del proprietario di casa. «Mi chiedeva dei soldi perché aveva degli arretrati. Mi chiedeva 3.000 euro per una bolletta del gas e altri 2.500 per un’altra. Io sono entrato a marzo 2019, pochi mesi prima. Gli ho detto: “Come faccio a pagare così tanto?”».
L’uomo racconta che alla lite del mattino erano presenti anche la moglie e i figli in casa. «Mia moglie soffre di emicrania da allora». Anche perché l’uomo sostiene che il proprietario continui a passare dalla sua parruccheria minacciandolo. E che ci sarebbe stato una seconda visita pomeridiana con altra chiamata ai carabinieri. «È tornato con il fratello, ha cercato più volte di entrare in casa e ha fatto danni alla porta e poi dentro ha rotto dei vasi. Quando mia moglie ha detto che chiamava i carabinieri è andato via».
Nell’altra testimonianza un maresciallo dei carabinieri ha però spiegato che rispetto all’intervento mattutino non furono raccolti elementi sufficienti per una denuncia né furono sequestrati oggetti. L’uomo è a processo per minacce.—
L.R.D.
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