Attenzione
Informatico primatista di truffe telematiche
Pisa: carte clonate: verdetto definitivo a tre anni e quattro mesi, dati rubati per fare acquisti di beni da rivendere sul web
PISA. Sono passati dieci anni dalle incursioni online all’insaputa dei possessori di carte di credito alleggeriti con pagamenti inconsapevoli per decine di migliaia di euro.
Ora quello che era considerato la mente informatica di un assalto pianificato e messo in pratica da almeno sei complici (posizioni già chiuse, ndr) alle tasche di ignari raggirati, arriva al capolinea della Cassazione. Per Lello Atene, 38 anni, originario di Cosenza, residenza a Pisa dove era arrivato per studiare ingegneria informatica, è definitiva la condanna a tre anni e 4 mesi per una serie di truffe telematiche. Almeno 45 i reati contestati ai danni di tredici parti offese. All’epoca era un giovane talentuoso nella frontiera del web. Solo che i suoi prodigi di hacker hanno occupato le cronache giudiziarie e non quelle dell’ateneo.
In che modo fosse riuscito a impalcare le numerose truffe lo scrivono i giudici: «Formava falsamente il contenuto di comunicazioni relative a sistemi informatici di diverse società, quali istituti di credito o anche Paypal, Mastercard, Visa, CartaSì, che venivano rinvenute nei computer e dispositivi in uso allo stesso imputato, sequestrati presso il suo domicilio, attraverso le attività di phishing». L’altro passaggio era quello di avere i dati degli utenti, personali e sensibili, come quelli bancari. Una volta ottenuti i dati, il vero oro del web, «riusciva a procurarsi abusivamente i codici, le parole chiave e i mezzi idonei all’accesso al sistema informatico relativo ai conti correnti on line di diversi istituti di credito e società» prosegue la Suprema Corte. Quindi, si introduceva nei sistemi informatici ed accedeva ai conti correnti on line dei futuri raggirati consumando l’ulteriore reato di frode informatica. La chiusa finale. Dopo aver alterato il funzionamento dei conti correnti on line delle carte di credito, acquistava da siti internet, all’insaputa dei titolari dei conti, beni tecnologici. A quel punto inseriva le vere credenziali dei titolari dei conti facendosi spedire la merce nella sua abitazione. La merce acquistata con le carte di credito clonate veniva messa in vendita su e-Bay e Subito.it. Gli inquirenti si erano imbattuti in un elevato livello di capacità tecnologica a delinquere messo in atto dall’organizzazione, con ivoriani e nigeriani, che riusciva a intercettare anche i codici dei circuiti creditizi dell’Arabia Saudita: in un caso spillarono a uno sceicco centomila euro in poche ore. Gli ivoriani utilizzavano i soldi della truffa web in acquisti immobiliari nel loro Paese. Operazioni che seguivano direttamente per controllare i lavori di costruzione di lussuose ville dotate di ogni comfort, dalle piscine alle sale giochi.
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