Lutto
«Blocco dei licenziamenti da togliere, penalizza i lavoratori e i giovani»
PISA. «In un quadro direi quasi incoraggiante rispetto alle attese, in particolare per la manifattura, risulta di difficile comprensione la continua proroga del blocco dei licenziamenti che dura dal marzo 2020». Questa la posizione di Patrizia Alma Pacini, presidentessa degli industriali pisani, su uno dei temi più caldi che riguardano la ripresa. «In Italia c’è un blocco totale, ma si tratta di un caso isolato – sottolinea la presidentessa degli industriali nella sua relazione in apertura dell’assemblea nella sede di via Volturno –. In Francia non c’è il divieto, fatta eccezione per le aziende che ricevono gli ammortizzatori sociali che non possono basare il licenziamento solo su ragioni legate al Covid. Nessun divieto assoluto neppure in Germania. Il caso che più si avvicina all’Italia è quello spagnolo: il blocco c’è, ma solo per i licenziamenti per i sei mesi successivi all’utilizzo di un ammortizzatore e comunque solamente per motivi strettamente legati al Covid e non per motivi economici generici».
«Riteniamo che queste ripetute reiterazioni – aggiunge Pacini – possano ingessare il mercato a danno anche dei lavoratori stessi e in particolare dei giovani, per i quali è così più difficile entrare nel mondo del lavoro. Non è un caso se il tasso di occupazione dei giovani tra 15-24 anni in Italia sia del 16,2% mentre in Francia è del 28,7% e in Germania del 49% secondo i dati Eurostat 2021».
Secondo Pacini «è necessaria una riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive come sollecita da tempo Confindustria». Il punto di riferimento è «il modello tedesco, basato su efficaci politiche attive del lavoro, coordinamento con il sistema privato, ammortizzatori sociali semplici ma efficaci, centri per l’impiego competenti e tenuti a lavorare con obiettivi ben diversi da nostri improvvisati navigator, che peraltro si sono sovrapposti a strutture pubbliche e privati del collocamento. Un modello che risulta vincente per risultati occupazionali e quindi per il benessere di tutta la società».
La presidentessa degli industriali pisani chiama ancora in causa le indagini tra le imprese, «dalle quali emerge – dice – che la grande maggioranza delle aziende manifatturiere non ritiene di prevedere problemi occupazionali legati all’eventuale sblocco del divieto di licenziare. Questa rigidità è uno dei tanti ostacoli imposti alle imprese italiane, ostacoli che rendono il lavoro di imprenditori e manager più difficile rispetto agli altri Paesi industrializzati». —
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