Il Tirreno

Pisa

Seduti per protesta sulla panchina delle (ex) fioriere: «È un bene di tutti»

Danilo Renzullo
Seduti per protesta sulla panchina delle (ex) fioriere: «È un bene di tutti»

Contestata la “provocazione” dell’imprenditore Trolese. E il caso sarà al centro di un question-time in consiglio

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PISA. «La città è dei cittadini e ognuno deve potersi sentire libero di sedersi su un panchina. Un singolo non può occupare abusivamente e decidere l'uso di un bene pubblico». Un gesto scontato che ieri si è trasformato in un atto di disobbedienza. Una seduta collettiva su quella panchina diventata due giorni fa off-limits per chi, all'ombra del celebre murale “Tuttomondo” di Keith Haring, cercava qualche minuto di riposo. Alcune decine di persone si sono riunite ieri pomeriggio nella piazzetta intitolata all'artista statunitense per contestare la decisione dell'imprenditore Alessandro Trolese, attivo nella zona con vari locali, di trasformare una delle panchine presenti nell'area in una fioriera. Piante e fiori per impedire la seduta e combattere in questo modo bivacchi e degrado.

«Una provocazione», ha spiegato lo stesso imprenditore, dirigente per i pubblici esercizi della Confcommercio provinciale, a Il Tirreno. «Quelle panchine sono usate per farci di tutto. In quelle panchine la situazione di degrado è fuori da ogni controllo. C'è gente che beve le birre prese al supermercato, si sdraia e fa i suoi bisogni lì. Il manto su cui dovrebbero giocare i bambini è lercio e maleodorante. E noi ogni volta siamo costretti a pulire», la denuncia dell'imprenditore dopo aver rimosso gli “addobbi floreali” che hanno sollevato un vespaio di polemiche che dal web ieri si sono materializzate in un presidio.

Una seduta collettiva la risposta di chi punta il dito non solo contro l'iniziativa personale dell'imprenditore, ma anche contro quelle «politiche che avrebbero dovuto contrastare delinquenza ed illegalità», ma che a colpi di ordinanze e divieti «sembrano voler combattere socializzazione e luoghi di aggregazione», denunciano alcuni dei manifestanti (tra loro molti esponenti del Pd e del Movimento 5 Stelle) che hanno simbolicamente occupato la panchina per “riappropriarsi” di un bene pubblico.

«Il messaggio, deprecabile, che passa dall'iniziativa dell'imprenditore è che ci sono persone che possono fare quello che vogliono scavalcando anche le leggi», l'accusa di Olivia Picchi, consigliera comunale del Partito democratico e promotrice dell'iniziativa di protesta, destinata ad approdare anche in consiglio comunale dove il capogruppo del Movimento 5 Stelle Gabriele Amore presenterà un question-time. Un atto che ha l'obiettivo di conoscere se e in base a quale autorizzazione si è «cercato di privare una piazza di un bene pubblico». «Vogliamo capire se il Comune sapeva ed eventualmente in base a quale atto è stata autorizzata l'installazione di una serie di fioriere che impedivano l'uso della panchina - le richieste dell'esponente 5 Stelle -. È nelle corde di quest'amministrazione chiudere gli spazi per ovviare a problemi che non riescono a risolvere». Per il Pd è inoltre necessario capire anche «se l'imprenditore è stato sanzionato per l'occupazione abusiva del suolo pubblico».

In piedi e seduti, i manifestanti hanno “presidiato” anche con alcuni cartelli quella che è diventata la panchina della discordia. Un presidio, quello di ieri, che ha allargato la ramificazione della protesta anche alla recente ordinanza firmata dal sindaco Michele Conti, la cosiddetta ordinanza “anti-bivacco”, che vieta «di sedersi, sdraiarsi o dormire sul suolo pubblico» compresi muretti e gradini dei piedistalli della statue e dei monumenti. «In un momento in cui gradualmente si cerca di ritrovare quella socializzazione che la pandemia ha annullato, l'amministrazione comunale cerca di impedirla a colpi di divieti - prosegue Picchi -. Alla giunta non interessa affrontare e risolvere i problemi. Abbiamo presentato tantissime proposte e progetti, culturali e non, per animare gli spazi pubblici anche con l'obiettivo di combattere il degrado e aumentare la sicurezza degli spazi pubblici attraverso la partecipazione: sono stati tutti rifiutati e i fondi per questo tipo di iniziative tagliati»..

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