Il Tirreno

Pisa

Colpita da un attacco di cuore, viva grazie al defibrillatore

Pietro Barghigiani
Colpita da un attacco di cuore, viva grazie al defibrillatore

L’episodio a “Le Vele” dove un’ospite si è sentita male. Provvidenziale la rianimazione di un infermiere

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PISA. L’infermiere è stato rapido, ma senza il defibrillatore qualunque velocità sarebbe stata inutile.

L’apparecchio salvavita ha fatto il suo dovere consentendo a un’ospite del centro per disabili “Le Vele” gestito dalla fondazione Onlus “Dopo di noi” di riprendere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza e del personale medico che l’ha stabilizzata e portata in ospedale.

Un infermiere del centro si è accorto nel giro di qualche secondo del malore che aveva colpito la 54enne. Ha capito che il problema arrivava dal cuore e ha tolto dalla custodia il defibrillatore che dall’agosto 2017 campeggia nell’atrio della struttura. Lo ha usato sulla donna che dopo aver ricevuto un paio di scarica si è ripresa. È stato un intervento provvidenziale non solo perché ha evitato il perdurare della perdita di conoscenza dell’ospite, ma ha permesso al cuore di riprendere quei battiti che si stava affievolendo.

Quando il medico del 118 si è occupato della paziente la situazione era sempre grave, ma non disperata. E quelle due scariche alla fine si sono rivelate provvidenziali.

Il defibrillatore usato per salvare la vita alla 54enne ospite de “Le Vele” ha una storia particolare. Donato nell’agosto 2017 dalla Fondazione Arpa presieduta all’epoca dal professor Franco Mosca, l’apparecchio era stato dedicato alla memoria del professore lucchese Pietro Pfanner, il luminare della neuropsichiatria infantile a cui si deve, tra i vari successi, anche la fondazione della Stella Maris.

«Quel defibrillatore – ricorda Maurizio Cecchini, il cardiologo che ha legato il suo nome all’estensione dei punti Dae nei luoghi pubblici, era il nostro quattrocentesimo apparecchio. Oggi siamo a 544 postazioni in tutta la provincia. Nel corso di dieci anni sono stati diversi gli interventi in cui hanno utilizzato i nostri defibrillatori con 18 sopravvissuti su 22. Una percentuale molto alto».

Il cardiologo sottolinea la presenza indispensabile del Dae in ambienti all’aperto o dove ci sono concentrazioni di persone.

«Con ogni probabilità quella donna non ce l’avrebbe fatta, l’infermiere l’ha salvata grazie al defibrillatore» commenta soddisfatto il medico. —

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